Il ricordo di Franco Zanca

Ciao Franco
Ho letto da qualche parte una frase a cui ho dato un senso solo nel momento in cui i miei genitori sono venuti a mancare: la morte ha la strana abitudine di non avere stagioni. Niente di più vero, niente di più crudo. Non si è mai pronti a lasciare andare qualcuno che ha fatto parte della tua vita, soprattutto quando si tratta dei tuoi genitori. Quando ho saputo della scomparsa di Franco non mi sembrava possibile. Ci eravamo incontrati in occasione del Memorial Dante Ongaro. Ci siamo salutati con la solita cordialità. Lui era sorridente, sembrava felice. Non avrei mai immaginato che quella sarebbe stata l’ultima volta in cui ci saremmo visti. Con Franco se ne va anche l’ultimo rappresentante di quella che fu la prima linea di dirigenti e allenatori che fecero grande la Botti. Grazie anche al suo prezioso supporto, la società caprianese raggiunse l’apice della sua storia sportiva, contribuendo a far diventare lo sferisterio di via Marina un centro nevralgico e aggregativo tra i più collaudati dell’intero panorama nazionale. La società della Botti, di cui ho fatto orgogliosamente parte per molti anni, era un meccanismo perfetto dove ognuno aveva il proprio ruolo. Lo sferisterio(inaugurato il 19 marzo del 1976) fu uno dei più belli e funzionali a livello italiano, soprattutto grazie alle cure maniacali prestate dai soci e dalla proprietà. Franco è stato il padre putativo di quella generazione di fenomeni che aveva giganteggiato a livello giovanile nella seconda metà degli anni ’80 vincendo ben due scudetti e portando il nome della Botti e di Capriano alla ribalta delle cronache. I suoi ragazzi hanno poi ottenuto parecchie soddisfazioni anche a livello di prima squadra vincendo altri titoli nazionali e giocando stabilmente in serie A e B prima con la Botti e poi in altre società. Alcuni di loro sono ancora parte attiva del tamburello caprianese e stanno facendo crescere tanti ragazzi, proprio come Franco aveva fatto con loro e prima di loro. Dopo l’epopea di Botti e Caprianese, fu determinante nella rinascita del tamburello a Capriano. Lui ed un gruppo di appassionati del paese(che furono davvero tanti) riuscirono nell’impresa di riportare a Capriano un entusiasmo incredibile, che oltre a travolgere i più piccoli, portò la squadra a vincere un nuovo scudetto, questa volta di serie C (in quella squadra, tra gli altri, c’erano alcuni dei ragazzi che vinsero con lui i due scudetti giovanili) e a partecipare alla B nazionale per alcuni anni. Anch’io ho avuto la fortuna ed il privilegio di passare tante giornate in sua compagnia, prima come giocatore(anche se per onestà intellettuale devo dire che non sono riuscito a dargli grosse soddisfazioni)e poi come addetto ai lavori. Sapeva della mia grande passione per tutto quello che riguardava la storia del tamburello e spesso mi raccontava aneddoti sui grandi campioni e su come fosse strutturato e vissuto il tamburello di quegli anni. Pronto ad aiutarti e a darti il consiglio giusto, ha sempre avuto verso gli altri un atteggiamento propositivo e di collaborazione. E’ stato un uomo buono e generoso ma che sapeva mettere le persone al proprio posto se solo fosse stato necessario. Ha contributo alla formazione umana e sportiva di moltissimi ragazzi caprianesi, tra cui lo scrivente, che vedevano in lui una guida esperta e sicura. La scomparsa prematura del figlio Angelo, avvenuta nel 1985, aveva lasciato in lui ferite profondissime, probabilmente mai rimarginate. Forse il tamburello è servito a fargli trovare la serenità che quel tragico evento aveva spazzato via. Ci lascia un’eredità fatta di amore incondizionato per il tamburello, per i suoi ragazzi e per Capriano. Stringo in un forte abbraccio la moglie Anna e la figlia Monica, due donne straordinarie che hanno saputo camminare al suo fianco, soprattutto nei momenti più difficili della sua esistenza. Ciao Franco. Semplicemente grazie

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