"Tamburello e balòn ripartano con il tennis dallo sport a scuola"

ANGELO BINAGHI. Il potentissimo presidente nazionale Fit è stato ospite d’onore dell’assemblea Fipt a Milano con Facchetti
in foto il presidente Federtennis Angelo Binaghi si congratula col campione predestinato Jannik Sinner
Che ci faceva Angelo Binaghi, il potentissimo presidente della Fit (il tennis è il secondo sport per praticanti in Italia, dopo il calcio) all'assemblea elettiva della Fipt (tamburello) sabato a Milano? «Ascoltavo e osservavo quello che il tamburello - ma vale anche per la disciplina "cugina" della pallapugno - possono dare ad un movimento come il nostro, che fin dalla scuola può schierare insieme tutto un esercito di giovanissimi legati agli sport di palla e racchetta. Un progetto comune già avviato proprio col tamburello e il tennis tavolo ("Racchette in classe") che va avanti» ha spiegato Binaghi. L'ingegnere sardo, 60 anni, è il grande artefice del rilancio del tennis italiano nel mondo, con almeno sei giocatori tra i primi 100 e con punte di diamante come Berrettini e Fognini, protagonisti nel torneo dello Slam in dirittura di arrivo in Australia. Un grande uomo di sport, Binaghi, che saggiamente vorrebbe «ingrandire» la casa comune della palla e della racchetta, con Federazioni associate come tamburello e pallapugno, da unire all'emergente padel. E alleanze strategiche con squash e tennis tavolo».
Presidente Binaghi, tennis e tamburello (e in parte anche quello che in dialetto piemontese si chiama balòn) uniti da affinità tecnico-culturali (i «15», i «giochi», l'abitudine a usare attrezzi o il braccio come tali) ma divisi da enormi differenze sul piano della visibilità e del fatturato.
Il tennis un gigante e le discipline della tradizione quasi lillipuzziane al confronto. Binaghi, che cosa devono fare per crescere? C'è un a ricetta ?
«C'è la necessità prima di tutto di fare in modo che siano conosciute, che escano da bacini troppo ristretti, pur mantenendo la peculiarità delle loro tradizioni e delle loro radici».
La scuola come veicolo comune, dunque?
«La scuola è un primo passo per camminare insieme. Lo abbiamo sperimentato con racchette in classe. C'è molto interesse da parte dei ragazzi. E il tamburello ha tante varianti da proporre: dall'indoor al beach, oltre naturalmente all'open».
Tra le vostre risorse avete anche un canale televisivo dedicato e visibile a tutti. Potrebbe essere messo a disposizione anche di tamburello e pallapugno?
«Lo stiamo già facendo col tamburello. Le possibilità sono tante. Ma bisogna immaginare che possano essere riviste per esempio le misure dei campi. Prendiamo il padel, che sta diventando un fenomeno di costume. Il segreto del successo sta anche nella dimensione ideale, anche dal punto di vista delle riprese televisive, del terreno su cui si confrontano i giocatori. Ma non solo: la formula è spettacolare, snella, veloce.»
Insomma, bisogna essere pronti ai cambiamenti...
«Sono essenziali: non si può prescindere dallo sperimentare idee e progetti che diventino attrattivi in primis nei confronti del giovani. In questo senso i circoli del tennis potrebbero essere messi a disposizione anche per provare formule e metodiche innovative legate per esempio al tamburello».
Ma come si fa, secondo lei, a uscire dalla tradizione di discipline come il tamburello a muro o la pallapugno, dove si valorizza, anche in chiave turistica, il valore delle piazze?
«Le rispondo parlando del tennis che - per ovvie ragioni credo di conoscere meglio. Una volta si giocava solo sull'erba, poi con le varie superfici è diventato un gioco globale. Ecco, il muro o il vostro balòn (se uscirà da confini troppo regionali) potrebbero essere la sede di grandi eventi stagionali come avviene per l'erba di Wimbledon. Ma bisogna allargare gli orizzonti, non avere paura del nuovo, andare sulle spiagge (da ragazzo, nella mia Sardegna, ho conosciuto lì il tamburello) o nei palazzetti. E portarli ovunque, dal Nord al Sud. Serve osare per crescere. Come abbiamo fatto nel tennis». 

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