Sferisteri senza sfide. Ora bisogna "salvare" giocatori e sponsor

Massimo Vacchetto (5 scudetti: al centro) tra Felice Bertola (12 titoli) e Massimo Berruti (a destra: 6)

Nessun trofeo nel 2020. I rischi di un anno sprecato

Il tamburello ha annullato i tornei, il balon verso lo stop

Il dibattito anche sui social si arricchisce ogni giorno di pareri, commenti, proposte: la decisione della Federtamburello guidata dall'assicuratore bresciano Edoardo Facchetti di annullare i campionati 2020 ha aperto indirettamente la via anche ad una possibile, analoga decisione da parte della Feder balòn (la Fipap presieduta dal deputato monregalese di Forza Italia ed ex ministro Enrico Costa). Un dibattito che spesso si sofferma su tutta una serie di considerazioni che vanno dall'igienizzazione di palline e palloni, alle misure da adottare per gli allenamenti a porte chiuse fino alle dissertazioni su come arrivare a organizzare tornei più o meno ufficiali nel caso in cui l'emergenza virus rientrasse almeno parzialmente. Opinioni condivisibili e certo sottoscrivibili, in particolare quelle riferite all'esigenza primaria di tutelare la salute di tutti coloro (atleti, tecnici, dirigenti, addetti, tifosi) che gravitano intorno al mondo degli sferisteri. Ma in pochi, presi da questo affanno da «ritorno alla normalità», si sono soffermati su due aspetti fondamentali di questo microcosmo (che tanto micro poi non è): i giocatori, che si butteranno alle spalle (tamburello) o rischiano di farlo (balon) un'intera stagione. E gli sponsor, spesso «dimenticati» nelle cronache, in gran parte imprenditori che fanno prevalere la passione al business. E investono sapendo che il ritorno economico nella stragrande parte dei casi sarà ininfluente, per non dire irrisorio. Ma che ne sarà di loro dopo un anno «morto» agonisticamente parlando? Sarebbe difficile dar torto a chi sponsorizza una squadra nel caso in cui decidesse di tagliare il bugdet, in un momemto in cui le aziende hanno ben altri problemi da affrontare. E i giocatori? Come si spiega a un Massimo Vacchetto (campione d'Italia in in carica nel balòn con l'Araldica Castagnolese), a 27 anni e nel pieno della sua parabola di atleta, che dopo aver già perso un'annata per aver dato una spalla «alla patria» (l'infortunio al Mondiali in Colombia con la Nazionale) difficilmente avrà la possibilità anche stavolta di difendere il titolo? E chi lo spiega a un Bruno Campagno, il suo eterno rivale che ha già «virato» oltre quota 30 anni, che questa stagione persa potrebbe non essere «recuperabile»? E così dicasi per il «terzo incomodo» Federico Raviola e per tutti gli altri giovani emergenti che da questa stagione potevano trarre almeno un'utilissima, fondamentale esperienza di crescita. E nel tamburello, quanto inciderà sulle rispettive carriere l'attesissimo mancato duello(era il vero e più atteso motivo di richiamo del torneo a muro) tra il grazzanese Vittorio Fracchia, plurititolato sotto i bastioni e il suo nuovo rivale, il neo vignalese Alessio Valle, chiusanese doc, reduce da numerosi trionfi nell'open?
Valle non è più giovanissimo e Fracchia, che fa l'imprenditore vinicolo nell'azienda di famiglia, aveva già lasciato intendere di voler abbandonare non appena possibile per dedicarsi al lavoro. Perchè il nodo è anche questo: non stiamo parlando dei palcoscenici dorati (e privilegiati) del calcio di A (non certo quello delle serie minori del football). Negli sferisteri girano rimborsi spese: rarissimi i casi campioni che sottoscrivono regolari ingaggi. Ma, almeno gli atleti di vertice, devono prepararsi regolarmente, costantemente, per restare al top anche in caso di campionati sospesi. E' come se a un Ronaldo o un Messi al rientro dopo un anno senza allenamenti si chiedessero subito gol e «numeri» da fenomeni quali sono. O come se un pilota della Pattuglia acrobatica (un esempio fresco di cronache per lo spettacolare sorvolo con scia tricolore su Torino), dopo 12 mesi di stop, venisse rimesso dopo un giorno o due di prove su un aereo e chiamato a compiere le evoluzioni da brivido che tutti conoscono. E' evidente che dai Vacchetto ai Fracchia, dai Campagno ai Valle (per non citare gli altri campioni del tamburello open nel Lombardo-Veneto) il danno subito da una stagione di stop non è facilmente quantificabile, in termini sportivi prima ancora che economici (dettaglio comunque tutt'altro che irrilevante per i diretti interessati). Ecco perché bisogna pensare anche a loro, agli atleti, che vanno tutelati in questa fase difficilissima. E agli sponsor che li sostengono. Un grande vino nasce da un grande viticoltore e da una grande cantina. E gli sferisteri senza squadre e campioni sarebbero come vigne aride. O incolte.

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