Tamburello in lutto per Nino Biasi

Il funerale di Luigi Nino Biasi si terrà venerdì ore 10.30 presso la Chiesa di San Massimo.

Ciao Nino. IL RICORDO DELL'AT SALVI, ANDREA ANDREOLI E ALDO "CEROT" MARELLO

A tutti amici del Salvi e del Tamburello.

Si è spento il Nino, el “Vecio”, il simbolo Salvi e del Tamburello, suo il merito di aver portato questa piccola sconosciuta contrada alle vette più alte del Tamburello. Il Nino non aveva figli ma ai Salvi eravamo tutti un po’ figli suoi, indimenticabili le tante domeniche pomeriggio dove lui si metteva a giocare con noi ragazzini, i suoi meravigliosi commenti a seguito dei nostri fallacci: “con tuto el campo che ghè”, “con la sinistra magna el gelato” eccetra eccetra sono ricordi indelebili che chi ha avuto la fortuna di giocare ai Salvi sicuramente porterà con sé per sempre. Nel bellissimo campo del Salvi c’è un gigantesco Pirlar (albero di Frassino) e sono sicuro, Nino, che tu sarai sempre li, a vedere e tifare per il tuo Salvi, grazie per tutto quello che hai dato a noi ed al mondo del Tamburello.

Andrea Andreoli

Martedì 11 febbraio è morto “El Vecio” Nino Biasi. Un campione di tamburello. Non ho fatto in tempo a giocarci contro. Era di una generazione precedente alla mia. Ricordo un paio di amichevoli, io molto giovane, lui a fine carriera, o addirittura già finita, nella “sua” mitica corte dei Salvi (l'Anfield Road del tamburello).
Nino Biasi faceva parte del periodo epico del tamburello, gli anni 60 e 70, e ha sempre rappresentato tutto quello che questo sport meraviglioso racconta: il rispetto, l'ammirazione per i più bravi, il dare tutto, le rivalità più accese (nel suo caso anche la fedeltà ad una maglia), il voler vincere, ma anche il terzo tempo, il senso di condivisione di una passione che affratella compagni e avversari e tante altre cose che conoscono bene chi ha fatto sport e soprattutto chi ha giocato a tamburello. Lo sport ti insegna ad accettare le sconfitte, a riconoscere che ci può essere qualcuno più bravo di te. Non insegna, però, ad accettare le “perdite”, almeno non lo ha insegnato a me.
Ti sia lieve la terra, Nino Biasi...


Aldo "Cerot" Marello

Al primo incontro con Nino presso il Lago di Codana nel 1968: io in serie B con il Monale lui capo dei Salvi, tutti campioni. Ci salutammo come amici da sempre ed entrambi con un pizzico di "rossore" da parte mia nel vedermi preso in considerazione da qual fenomenale che era, è stato e sarà sempre il "Nino", per tutti quelli che lo hanno seguito nel suo lungo ciclo sportivo.

Provo un profondo dolore perché tra me il Nino e tutta la Corte Salvi si è instaurato da sempre un rapporto di sincera amicizia. Una perdita immensa per gli amanti del tamburello "d'antan" che non significa tamburello "vecchio, stagionato o d'altri tempi" ma qualcosa di così toccante e profondo da non poter essere misurato con le semplici e vane parole di oggi. 

Ciao Nino. Cerot

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