Addio allo sferisterio incompiuto. Rinasce la collina sventrata

L’enorme scavo del cantiere per lo sferisterio mai realizzato

A Montezemolo doveva sorgere la «Coverciano» della pallapugno. Si sono trovati i soldi per riempire il maxi scavo abbandonato

Quando il grande Manzo tirava al «balon», si giocava in piazza. Si brindava a ogni caccia, si «traversava» (scommetteva) e, al punto perso, finiva in lite con i campioni direttamente in campo. Quel mondo, raccontato da Pavese, Fenoglio e Arpino, si è poi trasferito negli sferisteri: dagli impianti storici, come il Mermet di Alba, ai più recenti, come Madonna del Pasco. Ma qualcuno aveva pensato oltre: costruire il primo campo al coperto, unico in Italia. Alle porte dell'Alta Langa, Montezemolo, crocevia tra Liguria e pianura.
Per il progetto dell'allora Comunità montana, datato 2003, milionario e cofinanziato da più realtà, i lavori iniziarono nel 2005, con la prospettiva di inaugurare il complesso entro un paio di anni. Il fianco della collina venne sbancato, lungo la strada per Savona. L'impianto era previsto alto 26 metri, a copertura curva, con muro d'appoggio, tribune da 2600 posti e corridoi per la battuta. Riscaldato. Una rivoluzione per il mondo del balon. «L'idea è nuova e interessante - disse nell'estate 2006, in visita al cantiere quasi terminato, Felice Bertola, il più titolato della storia del balon con 12 scudetti -. Evitare che giocatori e tifosi rimangano al freddo, come succede ora in alcuni incontri, è positivo. Al coperto non ci saranno aiuti, come il vento: chi è tecnicamente più bravo lo farà vedere».
La piccola Montezemolo sognava di diventare la «Coverciano» della pallapugno. L'equivalente del centro tecnico federale del calcio. Invece, nell'ottobre 2006, quando l'opera era conclusa al 70%, il crollo improvviso del muro cambiò per sempre le cose. I lavori si fermarono, la Procura avviò un'inchiesta, si aprirono una lunga vicenda giudiziaria e un aspro contenzioso con la ditta. Con poche oggettive speranze che l'impianto potesse nascere.
Passa il tempo. Tanto. Carte bollate, giudici, pareri tecnici e delibere degli enti decretano chi debba ancora spendere e quanto, per mettere in sicurezza l'«incompiuto». Che è ormai un buco nella collina sventrata. Con una striscia di case a filo della ripa, un muro con micropali divorati dalla ruggine, la vegetazione qua e là, i pilastrini di cemento. Un cantiere desolato come biglietto da visita all'ingresso del paese.
Almeno finora. Perché l'Unione montana - subentrata alle altre realtà amministrative - ha trovato i fondi per «ricucire» e curare la profonda ferita. La zona (cantiere già affidato) verrà messa in sicurezza, quindi si ridarà forma alla collina. Come? «Portando centinaia di migliaia di metri cubi di terra, per rendere stabile il versante e riempire lo scavo», spiega Alessandro Nan, responsabile del Servizio tecnico dell'Unione. Il presidente Vincenzo Bezzone, sindaco di Ceva: «Il problema c'è da troppo tempo. Montezemolo ce l'ha indicato come priorità e sono soddisfatto di essere riuscito ad attivare il primo lotto di lavori. Era una pessima cartolina per tutto il nostro territorio». 

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