1959: Mara e la “Carpani” Goito campioni nazionali di tamburello

 
 
 
Mantova, Sala Coni, 10/12/2019: conferenza sul 60° della vittoria della Carpani Goito
Martedi 10 dicembre p.v., come da locandina allegata, si terrà presso la Sala riunioni del Coni di Mantova alle ore 18 una Conferenza sul 60° anniversario della vittoria della gloriosa "Carpani" Goito di tamburello, nelle cui file militava il pluriclasse Mara, alias Marino Marzocchi da Castel Goffredo, nel campionato nazionale della massima serie, che allora si chiamava I° Categoria. La Conferenza rientra nelle iniziative di Mantova Capitale Europea dello Sport 2019.
Interverranno,oltre a me come relatore, il presidente Coni Giuseppe Faugiana e quello del Panathlon Mantova Adalberto Scemma.
Alla fine rinfresco offerto dal Comitato Provinciale FIPT, presidente Giancarlo Rizzi, con brindisi augurale per le prossime festività.
 

MARINO “MARA” MARZOCCHI

Mara, all’anagrafe Marino Marzocchi, è stato uno dei più grandi ed apprezzati campioni che hanno fatto la storia del tamburello italiano del secondo dopoguerra.

Era nato a Castel Goffredo (MN) il 29 novembre 1925, e poco più che ventenne cominciò a diventare l’idolo dei campi mantovani, ma non solo: la sua fu presto una vera e propria vita da globetrotter del tamburello, sempre in giro per l’Italia, chiamato a dare spettacolo negli sferisteri di tutte le regioni, sia in quelli all’aperto sia in quelli al chiuso dove si poteva trovare anche il totalizzatore per le scommesse.

Lui le scommesse, sportive e non, le vinceva sempre, o quasi: le sue emigrazioni, prima di arrivare in Piemonte, lo portarono a Genova, dove conquistò un secondo posto nel campionato di prima categoria organizzato dalla FIPT, che dal 1947 era inquadrata nell’ Enal e non nel Coni come era stato richiesto. Mara giocava nel nuovo sferisterio all’aperto del lido d’Albaro, vicino a Genova, nella formazione denominata Sport Palazzo Superba, assieme ai mantovani Rossi e Zomini. In quei tempi dominavano le squadre liguri, nel 1948 vinse la Sestrese e la Sport Palazzo di Mara arrivò seconda , nel 1949 la Sestrese si confermò campione e Mara arrivò ancora secondo , stavolta con l’Enal Mantova nelle cui file militavano anche Casali, Orlandi junior, Toffoli, con Brena riserva.

Il primo titolo Mara lo conquistò con la squadra del suo paese natale, Castel Goffredo, nel 1951 e 1952, poi nel 1954 portò al successo l’Etruria Prato, nel 1956 il Castellaro e nel 1959 la “Giuseppe Carpani” Goito di Albano Casali, Enzo Adami, Mario Martelli e Mario Zomini.

L’anno dopo scelse la Fiat Torino e conquistò il suo sesto ed ultimo titolo della massima serie con una formazione per tre quinti lombarda: oltre a lui vi erano il cremonese Nino Cagna e il gazoldese Enzo Bovi, completavano la rosa il veronese Mario Riva e Calosso, unico piemontese. Nel 1961 Mara rimase nella Fiat, a formazione invariata con la sola aggiunta di un altro piemontese, Armando Pentore, ma dovette soccombere alla veronese “Belladelli” Quaderni che conquistava così il primo dei suoi sei titoli consecutivi, record che verrà eguagliato solo molto più tardi dall’alessandrina Castelferro, campione nazionale dal 1992 al 1997 e poi ancora nel 2000, e superato dagli astigiani del Callianetto, vincitori del titolo ininterrottamente dal 2002 al 2011.

Mara dal 1960 in poi rimarrà sempre in Piemonte, e si esibirà in diverse formazioni del Monferrato, mostrando sempre una classe sopraffina, un piacere a vedersi nonostante l’avanzare dell’ età e l’affievolirsi delle forze. Un atleta comunque dal “fisico eccezionale” , come il “Nuvolari” di Lucio Dalla, un piccolo, grande uomo che mandava in visibilio le folle e faceva innamorare di questo sport molti ragazzi, compreso chi scrive queste note: in gruppo scappavamo dal catechismo per vedere la partita di tamburello con Mara sullo sferisterio di Goito, quello che attualmente è il piazzale davanti alle scuole elementari e medie del capoluogo. Era il 1959, l’anno mitico e vincente della “Carpani” Goito.

Mara, come detto, dal 1960 in poi rimase sempre in Piemonte: nel 1969 scelse di andare a giocare con l’amico Rossi nel Codana e per un punto in meno finì dietro a Murisengo e Castell’Alfero nel torneo del Monferrato, non riuscendo quindi a qualificarsi per le finali nazionali. Nel 1974 lo troviamo nel Basaluzzo, con Franco Capusso, Chiesa, Montresor e Pareto, l’anno dopo nel Cremolino con Pagani, Tretter, Bottero e Marostica: il sempiterno Mara riuscì a portare la formazione alessandrina alle finali nazionali dove ben figurò pur arrivando sesta.

Ma, alla bella età di cinquant’anni, la stella di Mara era ormai al tramonto: morirà a Palmero di None, vicino a Torino, nell’aprile del 2005.

Il mito della Carpani Goito

Il tamburello a Goito ha origini remote: sicuramente si giocava già all’inizio del secolo scorso, come testimonia una vecchissima foto in cui alcune persone sembrano intente a stamburellare lungo la stretta via principale del paese; oppure quella datata 1913 che ritrae la formazione di allora: Edgardo Zago (alias Cice), Cleco Zago (Belo), Italo Crema (Sgherbo), Cesare Troiani (Becher) e Luigi Marani (Tacagnin).

Nel 1934 un’altra formazione: Armando Zago, Ugo Berti, Pierino Troiani, Gino Scardeoni e Giuseppe Carpani.
Quest’ultimo morirà in Iugoslavia durante l’ultimo conflitto mondiale ed al suo nome sarà dedicata la gloriosa squadra del dopoguerra.

Nel 1937 si disputano a Goito “sul magnifico sferisterio del Dopolavoro Comunale“ (La Voce di Mantova, 10/4/1937) entusiasmanti gare di un torneo a livello nazionale: in quel tempo il tamburello cadeva sotto l’organizzazione diretta del regime fascista tramite l’OND (Opera Nazionale Dopolavoro), nel Direttivo del Dopolavoro goitese un certo rag. Giovanni Ghizzi ricopriva la carica di direttore tecnico del gioco del tamburello e pallone elastico.

Il 18 aprile la rappresentativa mantovana batté nientemeno che quella dell’Urbe (Roma) per 19 a 9: Giuseppe Carpani e Ugo Berti, goitesi, Angelo Boccola, alias “Schena”, pozzolese, e Gino Sereni, gazoldese, vincevano non solo contro i “Romani” ma anche contro i bolognesi e poi, nella finalissima del 6 maggio, arbitro un certo Primo Barlassina di Milano (il biglietto d’ingresso costava 1 lira per i soci dopolavoristi e 1,5 lire per gli altri) ebbero la meglio anche sul Macerata per 19 a 3.

In quegli anni, e fino alla metà degli anni’50, le squadre erano composte da 4 giocatori, tutti rigorosamente in pantaloni lunghi e bianchi, e giocavano su un campo regolamentare che dal 1927, anno di nascita della FIPT – Federazione Italiana Palla Tamburello (prima i campionati erano stati organizzati dalla Federazione Ginnastica Italiana) era stato fissato in metri 20 x 125.

Il 27 e 29 giugno, festa del patrono di Goito, altri accaniti scontri interprovinciali, nei quali si fece notare la figura del grande battitore Giuseppe Carpani, nella cui memoria viene costituita nel 1948, dopo l’interruzione dell’attività in tempo di guerra, la gloriosa “Giuseppe Carpani” Goito che darà grandi soddisfazioni e coglierà diversi allori sotto la direzione tecnica ed organizzativa dell’indimenticabile Arduino Camellini.

Nel 1950 il quartetto della “Carpani” formato dai goitesi Albano Casali e Enzo Adami, dal guidizzolese Angelo Mario Zomini e dal rivaltese Gino Pezzini conquista il titolo italiano di 2° Categoria, l’attuale Serie B, e la promozione nella 1°, l’attuale Serie A.
Nel 1952 lo stesso, affiatatissimo quartetto interrompe il dominio della polisportiva di Castel Goffredo, capitanata dal grandissimo Marino Marzocchi (alias Mara), recentemente scomparso, vincendo lo scudetto della massima serie: Goito diventa un centro tamburellistico di caratura nazionale.
Sul suo sferisterio (l’attuale piazzale – parcheggio davanti alle scuole elementari e medie) fioriscono le sfide con i maggiori campioni dell’epoca, veronesi e piemontesi in particolare, sempre animate da grandi rivalità.

Nel 1959 arriva lo scudetto-bis di Prima Categoria, strappato ai veronesi della “Virtus” Bussolengo con questa formazione (si gioca in cinque): Albano Casali, Enzo Adami, Marino Marzocchi “Mara”, Mario Martelli e Angelo Mario Zomini; DT: Arduino Camellini; presidente: Dino Dobelli.

L’attività della “G. Carpani” Goito prosegue onorevolmente e ininterrottamente in serie A fino al 1972, anno in cui si classifica quarta nel 2° girone di qualificazione con questa formazione: Alberto Renzi, Eraldo Zago, Giovanni Corradini, Bruno Aldrovandi (tutti veronesi), e Luigi Sogliani (marmirolese); a disposizione: Ivano Paini, unico goitese della formazione.

Nel 1973 la “Carpani” rinuncia, con altre tre squadre mantovane, alla serie A: ne prende l’eredità ed il testimone la Società Tamburellistica Goitese, grazie anche alla passione del factotum (giocatore, dirigente, organizzatore) Gianfranco Villa, al cui nome è stato recentemente intitolato l’attuale sferisterio goitese.

 

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