Il due volte campione d’Italia Federico Raviola ha incontrato i giovani delle Medie a Ceva. L’iniziativa è rilanciata dalla Federazione
INTERVENTO 1 / L’importanza di incentivare ancora di più l’attività nei campionati femminili (Lalo Bruna)
NUOVE PROPOSTE / Quell’idea di utilizzare il balon a colori nelle fasi finali (Piero Dadone)
INTERVENTO 2 / Il gioco internazionale? Conserviamo la tradizione (Giovanni Manzo)
Portare la pallapugno nelle scuole per far crescere il settore giovanile e, di conseguenza, tutelare la pratica di questo sport». Questo è l’obiettivo del progetto partito prima di Natale promosso e coordinato dal consigliere federale Stefano Dho insieme ad Egidio Rivoira, che fa parte della Commissione tecnica della Fipap (Federazione italiana pallapugno) con al vertice il presidente, onorevole Enrico Costa. Il primo incontro si è svolto nelle classi prime delle scuole medie di Ceva, con la presenza del battitore due volte campione d’Italia Federico Raviola e di Bruno Giacosa, vice presidente della società pallonistica cebana.
«Si è trattato del primo appuntamento del genere per questo nuovo ciclo – spiega il consigliere federale Stefano Dho – numerosi altri sono già programmati, direttamente con le scuole dopo avere effettuato una serie di incontri con i professori di Scienze motorie, grazie alla collaborazione con la dottoressa Marita Giubergia, responsabile del Provveditorato cuneese. A questo proposito desideriamo ringraziare anche la professoressa Claudia Danni dell’Istituto cebano che ha organizzato l’appuntamento durante le proprie ore di lezione. Con la pallapugno nelle scuole abbiamo ripreso un’attività già praticata alcuni anni fa con l’intenzione di far crescere il settore giovanile della Fipap».
Egidio Rivoira aggiunge: «A metà gennaio andremo nelle scuole elementari di Ceva. A quest’incontro parteciperà Davide Barroero (nel 2026 sarà il capitano del San Biagio, ndr). Prima delle feste natalizie le diverse società di pallapugno hanno distribuito i moduli d’adesione alle scuole del proprio territorio. Stiamo attendendo le risposte, ma abbiamo già i primi appuntamenti confermati. Si tratta di un progetto che avevamo sviluppato una decina d’anni fa, quando avevamo più di mille ragazzini nelle giovanili. Poi negli anni il progetto non è stato più ripetuto e, complice anche il Covid, i numeri sono calati: per questo abbiamo rilanciato tale iniziativa. Puntiamo a coinvolgere in particolare le classi quarte e quinte delle Elementari e le prime delle scuole medie». —
(Lalo Bruna) Stiamo rischiando grosso, temo una fine lenta, ma inesorabile», così 36 anni fa rispondeva Felice Bertola a La Stampa che gli domandava lo stato di salute del gioco del balon. Da allora per fortuna la pallapugno non è morta, ma oggi sta peggio di allora a livello di gioco e seguito popolare. Nelle finali di quest’anno ad Alba e Cortemilia c’erano non più di mille spettatori, quelli che allora erano normali per ogni partita. L’agonia lunga e lenta del balon, insomma, continua ancora oggi, Detto ciò, meritano un elogio tutti quei giocatori e le pochissime giocatrici che continuano a praticare questo nostro sport.
Vorrei dire la mia nel dibattito su La Stampa sviluppatosi attorno all’articolo di Piero Dadone del 2 novembre scorso. Nel mio Comune, Cortemilia, insegnavo attività motorie nella scuola primaria, facevo praticare ad alunni e alunne anche il pallone elastico. Su indicazione del segretario generale della Federazione, commendator Francesco Dezani, con il campione Carlo Balocco nel 1981 organizzammo un corso giovanile di balon con oltre 70 iscritti, dal quale vennero fuori tre futuri campioni d’Italia: Stefano Dogliotti, Riccardo Molinari e Flavio Dotta, tra il 1989 e il 2000. In quel periodo la Polisportiva Cortemilia vinse ben 23 scudetti in tutte le categorie, grazie all’impegno del già citato Balocco, di Sergio Corino e suo cugino Beppe, Sergio Viglione, Felice Bertola e molti altri e grazie al fatto che avevamo alle spalle un’ottima Società sportiva. Per cui, se vogliamo rilanciare la specialità, bisognerà ripartire dalle scuole e dalle società sportive lungimiranti. E bisogna incentivare la pratica del balon fra le ragazze. Dopo un buon avvìo nel 2014 con dieci squadre, il campionato da alcuni anni è fermo a quattro, dominato dall’èquipe ligure «Amici del Castello» con la fuoriclasse Rebecca Klippl, vincitrice di sei scudetti consecutivi, come nessun maschio finora è mai riuscito a fare. Prima di lei vinse per quattro anni di seguito Martina Garbarino. Il campione Paolo Vacchetto ha definito suo fratello Massimo «il più forte giocatore di tutti i tempi». Ma paragonare campioni di epoche diverse è molto difficile, anche in altre discipline sportive. Se proprio si vuole, io proporrei quest’altra classifica: primo Felice Bertola; secondi Massimo Berruti e Augusto Manzo; al quarto posto Franco Balestra e Massimo Vacchetto, il quale, essendo ancora giovane e in attività, avrà l’opportunità di migliorare questa sua posizione.
(Piero Dadone) Ancora due interventi nel dibattito su presente e futuro della pallapugno, che invitiamo i lettori a proseguire nel nuovo anno, ci auguriamo che vengano sperimentate alcune proposte emerse. Una, se vogliamo marginale, ci permettiamo di formularla: il balon a colori. Soprattutto a ottobre, quando lo spettacolo delle fasi finali si protrae fino alle prime ombre della sera, spesso diventa difficile per gli spettatori distinguere un balon ormai grigiastro quando rimbalza sul fondo sabbioso o anche quando «veleggia nell’aere» o rimbalza su reti d’appoggio grigiastre anch’esse o muri scoloriti come quello del Mermet, peraltro in origine di un blu carico. Nelle partite di calcio sfrecciano football rossi o con altri colori accesi che rendono facile l’individuazione per l’occhio umano, anche se è in corso una protesta per il colore arancione che confonderebbe i daltonici. Tradizionalmente il balon è di un bianco che evolve nel grigio nel corso della partita, ma ad esempio nelle serie giovanili e femminili è colorato di rosa-nocciola. Sarà possibile, apportate le necessarie modifiche regolamentari, richiedere alla ditta «Mondo spa» di produrre (pare in Cina) i balon colorati con le tinte che la Federazione riterrà più opportune e compatibili con il gioco?
(Giovanni Manzo nipote di Augusto.Già preside scuole italiane in Perù e Argentina) AXLendi Bay nell’isola di Gozo, Repubblica di Malta, dove risiedo con la mia consorte cuneese Rossella, leggo ogni giorno La Stampa e ho seguito il dibattito sulla pallapugno sviluppatosi a seguito dell’articolo di Piero Dadone del 2 novembre scorso. Io, nato a Santo Stefano Belbo, non sono stato un giocatore di balon, ma appassionato sì, anche perché nipote del campione Augusto Manzo. Sono rimasto assai perplesso nel leggere la descrizione del «gioco internazionale» fatta da Giorgio Vacchetto come una delle possibili evoluzioni della pallapugno. Penso che possa essere interessante come esercizio propedeutico, promozionale, facile da proporre in ogni ambiente, ma la pallapugno come la pelota basca e altri giochi sferistici dovrebbero conservare una loro individualità, Nelle Langhe, in mancanza di spazi adeguati, si giocava alla pantalera, ad esempio nel cortile del ristorante di Vigin Modest ad Alba. Goethe nel «Viaggio in Italia» descrive una partita di bracciale vista a Verona, Leopardi compose l’ode «Al giocatore nel pallone». Come nella gastronomia accanto alle nuove ricette si riscoprono i cibi della tradizione, così accanto ad eventuali sviluppi di nuove regole, amerei pensare che si continui pure a giocare al balon alla vecchia maniera, alla lunga e alla pantalera.
