Vacchetto è entrato nella ristretta schiera dei "grandissimi"

Quinto scudetto per Massimo Vacchetto

Che sia stato il più forte in questa finale adesso non ci sono più dubbi: tre partite su quattro vinte (a proposito: complimenti ha chi ideato questa formula, bella e avvincente, ma attenzione solo al calendario tardo autunnale) e una persa per un «pasticciaccio» arbitrale su cui sorvoliamo per rispetto a chi dirige (spinto dalla passione) le gare del balòn.
Ma con questo scudetto incontestabile Massimo Vacchetto, ad appena 26 anni, ha compiuto un piccolo passo per la statistica ma un salto straordinario nell'albo d'oro dei pluricampioni di questa disciplina. Conquistando il suo quinto scudetto si è lasciato alle spalle un gruppetto formato da Paolo Danna, Roberto Corino, Alberto Sciorella, Riccardo Aicardi, Raffaele Ricca, Riccardo Fuseri (non servono aggettivi: bastano i nomi) e si è messo da solo all'inseguimento di due fenomeni come Franco Balestra e Massimo Berruti (sei titoli a testa) e di altri due miti come Augusto Manzo (otto volte vincitore) e di Felice Bertola (12 volte vittorioso). Vacchetto, dunque, non è già più tra i «terreni»: è entrato - se mai ci fosse bisogno di conferme dalla matematica - nella ristretta schiera dei fuoriclasse. Una dimensione accresciuta dal suo comportamento in queste finali: lui che appena un anno fa ancora stentava per recuperare dall'infortunio a quella sua spalla fratturata ai Mondiali in Colombia (un braccio «dato alla Patria», cioè alla Nazionale) ha ribadito contro quel meraviglioso rivale che si chiama Bruno Campagno, di che pasta è fatto. Per molti altri quello scudetto già «vinto» una settimana fa a Cuneo, poi ribaltato in un finale thriller dall'arbitro e dall'avversario, sarebbe potuto costare un «blocco» anche solo psicologico. Invece il «killer» (agonistico, per carità) che è in lui lo ha portato a giocare nuovamente un'altra partita perfetta a Canale. In questo supportato da una squadra coesa, un direttore tecnico (Gianni Rigo, che dovrebbe essere chiamato a fare da consulente di psicologia aziendale, tanto è bravo a gestire certe situazioni), una società con un presidente unico e passionale come Mario Sobrino e uno sponsor (Araldica) speciale. Vacchetto è un capolavoro di astuzia e intelligenza tattica, un giocatore che ha tutto (colpo, fantasia, cinismo, razionalità) e la capacità che hanno solo pochissimi in ogni sport di annichilire con la forza della mente i rivali di turno già prima di cominciare la sfida. E se ci è concesso, l'altro fenomeno di questa squadra è proprio lo sponsor, Claudio Manera (il «signor Araldica»). Uno che segue le partite in disparte, che ha sempre e solo parole di elogio per tutti, rivali compresi. Un fuoriclasse a sua volta. Per lo stile e il comportamento. Chapeau.

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