Vacchetto batte Gatto: è il primo finalista

Ieri nelle bella di Dogliani netto successo per 11-1

Massimo Vacchetto (Araldica Castagnole) è il primo finalista del campionato di serie A di pallapugno-«Trofeo Banca d'Alba- Moscone». Ieri a Dogliani, in uno sferisterio gremito, ha battuto Cristian Gatto nello spareggio della semifinale per 11-1 e l'ha eliminato. Per il giovane cortemiliese essere arrivato alla «bella» con uno dei grandi costituisce comunque un risultato prezioso e nobilita la stagione dell'esordio in A. Vacchetto, nettamente favorito, ha rispettato il pronostico, facendo valere la superiorità tecnica, ed è volato in finale per conquistare il quinto titolo italiano. 
Di fronte a un folto pubblico (sfllerà deluso per la mancanza di spettacolo) le squadre si sono schierate nelle formazioni annunciate: Vacchetto, Giordano, Rinaldi e Prandi da una parte; Cristian Gatto, Giribaldi, Federico Gatto, Vincenti dall'altra.
La gara di Dogliani è iniziato com'era finita quella di Cortemilia, con Gatto all'attacco a conquistare il primo gioco. Stavolta la reazione di Vacchetto è stata immediata e veemente: il castagnolese ha piazzato un break di 9 giochi a zero, 9-1 al riposo. Gatto è apparso frastornato e incapace di reagire, mentre Max Vacchetto scagliava verso il cielo (e verso l'intra) colpi sempre più pesanti; il cortemiliese ha perso 4 giochi a zero all'inizio ed è andato pochissime volte sul 40 pari. Vacchetto e compagni hanno dimenticato la «timidezza» di Cortemilia e la «mancanza di fame»; la tensione agonistica era tornata quella giusta. Si è rivisto il campione implacabile e determinato, che vuole il quinto titolo e che ha la forza di annichilire tutti gli avversari. 
Tra euforia e delusione
Allo scoccare della prima ora di gioco, il tabellone segnava già un inequivocabile 7-1. Le squadre sono arrivate all'intervallo dopo un'ora e 20 minuti, ulteriore testimonianza della rapidità del cammino di Vacchetto verso la finale. 
Alla ripresa del gioco la musica non è cambiata e in pochi minuti Max ha completato il suo compito. La partita, imprevedibilmente senza storia, è durata un'ora e 45 minuti, intervallo compreso. Moderata euforia dei vincitori e profonda delusione degli sconfitti che speravano di reggere meglio l'impatto con il campione.

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