Gatto, un invitato a sorpresa al tavolo da poker dello scudetto "Vacchetto più forte, ma chissà"

Cristian Gatto, biondo e potente, lancia la sfida a Max Vacchetto

Il nuovo Campagno, premiato a Cerretto Langhe col «Balun d'or» (porta bene) è «lungo» (un metro e 90) come il suo modello-rivale, ha una passione («solo sportiva» precisa con sorridente ironia) per Roberto Corino (il «mio idolo da bambino») un padre, Claudio («forse berrutiano in gioventù») che gli fa da da direttore tecnico, un fratello, Federico, 17 anni, che gioca con lui da terzino ed è già qualcosa di più di una promessa nel ruolo e una fidanzata (Gaia Veglio, maestra d'asilo di Mango) cresciuta a pane e balòn. Che cosa può chiedere di più alla vita un ragazzo di 20 anni appena, una faccia da Brad Pitt da strapaese, che in poche stagioni ha bruciato tutte le tappe nel mondo della pallapugno e che dopo due scudetti di B (a Canale e Alba) si siede ora al tavolo che conta in questo sport, quello del poker scudetto? Cristian Gatto, da Castellinaldo, il paese delle pesche e dei mitici Gili, icone del balon d'antan, domani sera alle 21 affronterà a Castagnole Lanze l'Araldica di Massimo Vacchetto, nella prima semifinale scudetto. Il ritorno domenica 29, sempre di sera, nella sua Cortemilia. «Trovo Vacchetto, l'avversario peggiore, ammesso che ce ne sia uno "migliore" per me tra Bruno (Canpagno) e Raviola. Massimo è quello che sa "nascondere" meglio il pallone, che ha nel suo bagaglio tecnico tutti i colpi. Un grande: e io sono uno appena arrivato lì» ammette schietto, con quella faccia da ragazzone cresciuto in strada, anzi nelle piazze. «Do una mano ai miei: facciamo i mercati di frutta e verdura tra Carmagnola (i peperoni quadrati sono la nostra specialità) e a Bra, dove spesso ci sono clienti che mi riconoscono, mi chiedono delle partite, del campionato».
Cristian, che non amava troppo la scuola (abbandonato dopo due anni di superiori) risponde a tutti, spesso in dialetto. «Mi piace stare con la gente. Mi viene naturale: mio nonno faceva i mercati come mio padre. Ho imparato da loro». Gatto, talento del futuro, si porta dentro anche tanta tradizione pallonistica. «Lo posso dire? Mi piacerebbe che tornassero anche le scommesse, come una volta. Tanti ragazzi verrebbero a vederci anche solo per puntare un venti euro». E con Vacchetto a quanto «si dà fuori»? «Spero di arrivare a fare almeno 7-8 giochi. Lui è più forte. Ma non punterei mai contro di me. Perchè se uno arriva fin lì nella partita, non si sa mai come può andare dopo...» 

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