Berruti e Bellanti: i due campioni di balon cresciuti nella stessa scuola e sferisterio

Berruti e Bellanti insieme in via Bassignano a Cuneo ricordano i tempi dei loro esordi negli Anni Sessanta e Ottanta

MASSIMO BERRUTI CAMPIONE NELLO SPORT E NELL’ARTE  In un’area di pochi metri quadrati riuscivo a coltivare le mie due passioni: la pittura e il balon

GIULIANO BELLANTI TRE VOLTE CAMPIONE ITALIANO DI BALON  Berruti era il mio mito. Da bambino lo guardavo fasciarsi il polso e poi battere la palla di slancio

Nell'antico edificio di via Bassignano di fronte allo sferisterio ogni cuneese c'è passato almeno una volta nella vita. Fino agli Anni '50 per nascere, poi per andare a scuola, quindi per ricorrere ai giudici di pace dei quali è ora la sede. Io, ad esempio, vi nacqui quando ospitava la maternità dell'ospedale «Santa Croce», poi vi ho insegnato per anni, ma quella frequentazione non ha lievitato la mia aspirazione a diventare campione di pallapugno. Si vede che la stoffa proprio non c'era. Perché invece quell'edificio, in joint-venture col dirimpettaio sferisterio, ha fatto da incubatore a due grandi campioni di quell'antica e nobile disciplina sportiva: Massimo Berruti e Giuliano Bellanti. 
Massimo, classe 1948 e poliedrico atleta di calcio, pallavolo, ping pong e, soprattutto, pallone elastico, arrivò a Cuneo da Canelli nell'ottobre 1965 per frequentare il liceo artistico in quell'edificio. Tante ore a scuola, ma anche sulla terra battuta a palleggiare.
Era un piacere vederlo, smilzo e minuto, quasi involarsi con il pallone verso l'intra a fondo campo. In quei pochi metri quadri di piazza Martiri della Libertà, mentre coltivava la vena artistica del quotato pittore che è poi diventato, Massimo affinava i colpi per divenire uno dei più grandi giocatori di balon della storia, campione d'Italia per sei volte, alter ego di Felice Bertola.
Quando poi l'Artistico si trasferisce e lascia il posto alla scuola media, la frequenta il figlio del titolare del ristorante all'angolo, Giuliano Bellanti. Primeggia in molte discipline sportive, ma con il balon mostra l'indole del campione, come il fratello Alberto. I due non sono «immigrati» come Berruti, lo sferisterio è sotto casa e loro sempre là col pugno fasciato. Carriera precoce e lunga, Giuliano sarà tre volte campione d'Italia nel «suo» sferisterio cuneese, dove ora funge da coach del campione d'Italia Federico Raviola. 
«Nell'ottobre 1965 – racconta Berruti - mio padre Agostino, maestro e giocatore di balon, mi mandò a Cuneo per completare il liceo artistico. Vivevo da una signora in corso Giolitti e potevo dedicarmi alle mie due passioni, l'arte e il balon. Compagni di classe, tra gli altri, il futuro scultore Mario Mondino e il compianto Claudio Berlia». Insieme a Mondino ricordano divertiti di quando i ragazzi delle medie, venuti in visita, strabuzzarono gli occhi vedendo uscire dall'aula una modella seminuda. 
A volte già nella pausa pranzo Massimo scendeva nello sferisterio a palleggiare. Nel 1966, ad appena 18 anni, Berruti debutta in «Serie A» come spalla di Corino, nella «Centotorri» di Alba, principiando un tour de force, tra lezioni, compiti, allenamenti, partite. 
«Su e giù a testa bassa»
«Un pomeriggio mi diedi malato a scuola – ricorda - per giocare una gara nello sferisterio: andavo su e giù con la testa bassa, per paura che il preside dalla finestra mi riconoscesse». Ogni sabato quattro ore di treno per tornare a Canelli via Alba, altre quattro ore la domenica sera per il viaggio in senso inverso. 
«Durante la Maturità nel luglio 1967 – racconta Berruti-, giocavo ogni due giorni, ma riuscii a diplomarmi». Un tran tran faticoso anche in seguito all'Accademia Albertina torinese, per questo «sessantottino» atletico, con gli occhiali e i capelli lunghi, a quel tempo atipico in un ambiente piuttosto tradizionalista. Anni dopo fu lui a spuntarla, contro il parere del campionissimo Augusto Manzo, proponendo la divisa con i pantaloncini corti invece dei tradizionali lunghi. 
Nel 1976 Berruti gioca per i colori della società pallonistica di Cuneo e frequenta il ristorante «La Lanterna» sulla piazza, dove Giuliano, il figlio di sette anni del proprietario, lo elegge a suo esempio e mito: «Era giovane, atletico, elegante sulla palla – racconta l'attuale cinquantenne Giuliano -, io e mio fratello maggiore desideravamo diventare come lui. Osservavamo come si fasciava il pugno, per lui giravamo i palloni nella calce e facevamo i segnapunti». Quindi Giuliano frequenta le medie nelle aule già calcate da Massimo, in classe con la futura senatrice Monica Ciaburro, preside la signorina Ponzalino. 
Intanto scala le categorie giovanili del balon, fino al debutto in Serie A nel 1990: «Mi emozionai quando a Ceva dovetti scontrarmi con la coppia di mostri sacri formata da Berruti e Bertola, quell'anno insieme. A Ceva vinsero loro per 11-2, a Cuneo noi 11-8».
L'anno appresso Berruti si ritirò, passando idealmente il testimone a Giuliano, spesso finalista ai playoff, finchè fu campione d'Italia dal 1998 al 2000. 
«Per la pallapugno lasciai gli studi – ricorda –. Ma a 22 anni volli recuperare alle serali di ragioneria dell'istituto cuneese ''Bonelli''. Per cinque anni ogni sera, seppure stanco della giornata negli sferisteri, ho frequentato le lezioni arrivando infine al diploma».

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