Giorgio Cavagna, orgogliosamente terzino

in foto Giorgio Cavagna in occasione di una premiazione sul campo di Callianetto

GIORGIO CAVAGNA, ORGOGLIOSAMENTE TERZINO
 
Medita il ritiro. E' il più titolato di tutti: nel suo palmares 19 scudetti, 19 Coppe Italia, 15 Supercoppe e 13 Coppe Europa. "Ma ho giocato sempre con i migliori". 
Giorgio Cavagna classe 1972 dalla Perrona di Calliano dove vive con la moglie Samantha e le figlie Arianna e Matilde, bancario a Torino è il tamburellista più titolato con 19 scudetti (Renzo Tommasi detiene il record con 20), 19 Coppe Italia, 15 Supercoppe e 13 Coppe Europa. “Ho giocato sempre con i più forti giocatori degli ultimi 30 anni” quasi si giustifica l’inarrivabile terzino. In un paese di tradizione come Calliano a cui augura di conquistare l’agognato titolo del muro “se lo merita una piazza così importante e la società che sta facendo grossi sforzi” impugnare il tambass è venuto naturale sull’esempio del cugino Mauro. Dopo la trafila in paese nel 1988 da sedicenne il lancio come terzino al largo a muro nel Vignale con Basso, Cussotto, Quasso e il compianto Cervi ed è subito finale persa proprio a Calliano contro il Moncalvo di Natta.
Nel 1989 passa a libero vincendo il titolo juniores a Montechiaro con Panzini, Redoglia, Vercelli e Monzeglio terzino oltre alla serie B con Bonanate in cui conquistano la promozione ma la società rinuncia. L’anno seguente ancora da mezzovolo nella B regionale senza Bonanate che raggiungerà con il cognato Piero Deluca l’anno dopo a Castelferro. Qui la scelta di specializzarsi come terzino in quanto si addice alle sue caratteristiche: velocità, colpo d’occhio, concentrazione rivalutando così un ruolo a torto sminuito. Con Deluca rivoluziona il modo di giocare avanzando proprio sulla riga come sperimentato dai trentini.
Dal 1991 i nove anni a Castelferro in un grandissimo gruppo di amici con Bonanate, Dellavalle e Petroselli diretti da Giorgio Valle ed una grande organizzazione societaria fatta di tante persone dietro e le sagre per  autofinanziarsi.  Sfugge lo scudetto per un punto complice il morbillo di Petroselli centrando la Coppa Italia ad Ovada e l’anno dopo arriva il sospirato titolo prendendo definitivamente il volo con il filotto fino al 1997. Squadra fortissima ma umana con qualche battuta d’arresto. Primo mattone del dream team di Alberto Fassio approda a Callianetto con Enrico Berruti nel 2000, l’inizio fu in salita come il 13-0 subito in Coppa Italia a Castelferro ma poi al ritorno sfiorò il colpaccio. Primo anno comunque positivo, nel secondo lo scalpo del Borgosatollo ma è nel terzo con l’arrivo di Beltrami, Petroselli, Dellavalle, Renzo Tommasi jolly e Cassullo tecnico che cambiò il corso degli eventi.
In 14 anni a Callianetto con la squadra originale la più forte di tutti i tempi non tanto per quello che ha vinto ma per le 134 partite consecutive per 6 anni senza sconfitte  a testimoniare  di essere di un altro pianeta. Grazie ad Alberto Fassio uomo solo al comando in cui nulla era lasciato al caso, ambiente frizzante, una preparazione all’avanguardia con atleti tutti in zona, i viaggi premi dopo lo scudetto. Sempre grandi compagni a fianco con l’arrivo nel 2005 di Previtali, altro animale da riga. Nel 2009 il ribaltone con l’innesto dei giovani Yohan Pierron e Samuel Valle per un’altra scommessa vinta da Fassio in un triennio di successi lasciando dietro solo Coppa Italia e Supercoppa nel 2010. Nel 2012 la controrivoluzione con l’arrivo di Manuel Festi, il ritorno di Dellavalle e Petroselli e Quinto Leonardi coach. L’infortunio di Beltrami indirizza lo scudetto verso un Medole al top nella celebre finale secca di Castellaro. L’anno dopo un tris rimette le cose a posto ma cala il sipario e nel 2014 con Beltrami approda a Castellaro alla corte di Arturo Danieli, ambiente di grande passione e tradizione sul modello Castelferro. Nonostante gli infortuni in 4 stagioni arrivano lo scudetto nel 2016 e svariate Coppe.  Ultime due stagioni a Cavaion altra società straordinaria attorniati da appassionati intorno al patron Guido Peroni per un modello Callianetto più sobrio. Duello con il Castellaro che si dividono i trofei (scudetto e Coppa Italia il primo anno e Coppa Europa e Supercoppa il secondo). Per la trentesima stagione in A  l’approdo a Solferino con Marchidan per ritrovare Beltrami e Pierron per iniziare il ciclo vincente di una società ambiziosa prima della sosta forzata. Perdere questa stagione che doveva essere l’ultima per chiudere in bellezza la carriera lascia i tifosi nel dubbio, ora Giorgio valuterà l’idea se continuare ancora un anno oppure come sembra più probabile finire così.
Tra i ricordi più belli le prime volte come il ritorno dello scudetto nell’astigiano dopo 28 anni all’ultimo del Cavaion sotto i riflettori come quello memorabile del Castelferro dello spareggio del primo novembre 1996 a spese del Bonate Sotto a  Castellaro campo della delusione dell’unico scudetto mancato dal grande Callianetto. I punti più belli i 40 pari risolti in tuffo.
Una straordinaria carriera uscendo indenne da modifiche regolamentari come la regola dei tre metri che avrebbe dovuto velocizzare le partite e creare più spazi ma ha soprattutto contribuito a mettere in difficoltà i giocatori snaturando il ruolo senza favorire il ricambio generazionale ed accorciare le gare di cartello. Così come per i punteggi per livellare le squadre a cui i top player avevano suggerito soluzioni alternative e meno antisportive.

 

 

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