Intervista ad Edoardo Facchetti

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Il presidente della Fipt illustra i motivi che hanno spinto il Consiglio Federale ad annullare l'attività agonistica
La recente decisione della Fipt presa nel Consiglio Federale del 23 maggio, come è noto ha creato numerosi dibattiti sui social. Oltre ai favorevoli, si è creato un gruppo di contrari alla decisione, secondo i quali si poteva dare inizio ai campionati. Fra questi c'è Chiara Lombardi che di recente ha voluto rilasciarci un'intervista. Alla giocatrice lombarda ha risposto Edoardo Facchetti, presidente della Fipt. Queste le dichiarazioni del massimo esponente della Federazione.

Cosa ha voluto dire per la Fipt bloccare i campionati e tutte le manifestazioni?

E’ stata una decisione sofferta, ma consapevole. Non abbiamo lasciato nulla di intentato e sono convinto che abbiamo fatto la scelta più giusta in considerazione delle troppe perplessità che comportava il dare avvio a tutte le attività federali, infatti i problemi di natura economica e logistica oltre che psicologica andavano oltre la disputa di pseudo campionati o di una coppa Italia fine a se stessa.

Sui social ci sono state diverse polemiche, cosa ti senti di rispondere a chi contesta la Fipt, dicendo che si è presa una decisione troppo facile e prematura?

Pur nel rispetto di tutte le opinioni dico solo che sono andato a rileggermi quanto detto da ogni singolo rappresentante delle società, dei comitati e degli arbitri e si contano sulle dita di una mano coloro che si sono espressi per fare comunque i campionati e a coloro che parlano o scrivono di decisione affrettata rispondo che occorre avere maggiore solidarieta’ e rispetto per quelle realtà in difficoltà economica e non solo, ci sono ancora territori che risentono di quanto è successo e come ho ripetuto spesso durante gli incontri : “ o tutti o nessuno”. Nella vita contano i fatti non le parole. Siamo quello che facciamo, non quello che diciamo o scriviamo. La verità è una sola: la maggior parte delle società ha grosse difficoltà economiche e questo è stato alla base della nostra scelta e non centra nulla il fatto di essere tra gli sport di squadra meno a rischio.

Tralascio inoltre il discorso delle responsabilità perché dire che la Federazione ha voluto scaricare sulle società questo peso è assolutamente falso e fuorviante. Direi che è vero il contrario, fare attività ufficiale in tutta sicurezza e a rischio zero (che ancora non c’è) avrebbe comportato rischi gravi di natura economica e penale per i presidenti o i vari responsabili di campo, diversamente, invece, dagli allenamenti o dalle attività collaterali che si possono organizzare, come è stato richiesto dalle società e a cui la federazione ha dato parere favorevole, nel rispetto sempre del protocollo. Certo è che il miglioramento sanitario non va di pari passo con quello economico.

Molte società perderanno degli sponsor e quindi delle entrate, la Federazione cosa farà per aiutare le società?

Non siamo tra le Federazioni che dispongono di grosse entrate, tuttavia, per le attività di base e, penso a quelle giovanili, ai comitati provinciali e al settore femminile, abbiamo in cantiere un progetto che potrà consentirci in base al bilancio che disponiamo di avere una liquidità da riversare a fondo perduto per sostenere quantomeno il prosieguo della futura attività per quelle realtà territoriali maggiormente in sofferenza.

Come valuti l'idea di fare un campionato indoor più lungo e con più squadre, magari iniziando a settembre, visto che il tamburello ha diverse specialità

Per quanto riguarda l’indoor vale il discorso fatto sopra: se le società che intendono partecipare saranno in grado di poterlo sostenere e se la situazione sanitaria e logistica lo consentirà si valuteranno tempistiche e fattibilità. Vedremo se più avanti il Presidente del Consiglio deciderà di far partire anche la Palla Tamburello, a parte gli scherzi, nessuna Federazione che pratica sport di squadra ha deciso di terminare i campionati, qualcosa vorrà pur dire.


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