“Cerot” nel cuore degli ovadesi

Cerot” nel cuore degli ovadesi

Anche se il primo “straniero” a militare nelle fila dell’Enal Ovada è stato Vittorino Damoli, accasatosi nel 1971, proveniente dalla Società Bober di Cavriana, tra i tanti atleti che hanno vestito la casacca biancorossa colui che ha lasciato maggiormente il segno tra gli appassionati ovadesi è stato, senza ombra di dubbio, Aldo “Cerot” Marello. Il forte giocatore astigiano giunge ad Ovada nel 1976, dopo aver militato nel Casale, e vi rimarrà fino al 1981 per poi passare all’Edil Consat Asti. Insieme a Franco Capusso, Giuseppe Bonanate, Piero Chiesa ed Ettore Scatolini riesce nell’impresa, nel 1979, a portare ad Ovada l’unico Scudetto vinto dalla società ovadese. Il suo arrivo riempie, da subito, di speranze gli innumerevoli sostenitori della squadra, anche il virtù del fatto che al forte fondo campista vengono affiancati validi giocatori. Ma, a fare innamorare i tifosi, sono i comportamenti che “Cerot” ha in campo e non solo. Un vero trascinatore, mai domito, ma principalmente sportivo e rispettoso dei propri compagni di squadra e degli avversari. Su Aldo Marello si è scritto molto, anche per la sua poliedricità e nell’occasione riportiamo ciò che ha affermato su “il Tamburello” il veronese Luigi Decò in occasione del trionfo dell’Enal Ovada. 

“Aldo Marello, il miglior prodotto del tamburello piemontese degli Anni ’70, che armonizza plurime attitudini naturali di battitore, di rimettitore, di mezzovolo con una intelligenza che non sbaglia mai strategia di gioco, che inventa ad ogni momento della partita, che unisce poderosi acuti personali con vario gioco di squadra, che all’ardore di combattente unisce la calma olimpica del dominatore: infatti quando la tempesta avversaria infuria, conosce l’arte di tenere uniti tutti i compagni, di arginare l’altrui offensiva per passare velocemente al contrattacco.”

Una descrizione quasi epica che si addice al personaggio “Cerot”, un atleta che ha saputo giocare e valorizzare il gioco del tamburello rimanendo sempre “uno di noi” grazie alla sua propensione al rapporto di amicizia.

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