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“Mio caro vecchio tambass ti ho amato ma ora non più”

Lo sfogo di un appassionato del muro. “È il Torneo del Monferrato, ridicolo chiamarlo Campionato italiano”.

Finale. Una fase della partita a Vignale che ha assegnato lo scudetto nel Muro

Caro tambass, cosa fai? Sei sicuro di stare bene? Da tempo ti ho perso di vista, ma confrontando l’album dei ricordi e un 2017 da dimenticare devo ricordare che sei ancora un romanzo popolare. In oltre un secolo di vita sono state scritte pagine bellissime con rituali governati da sportività e correttezza, non senza genuini campanilismi, a volte border line. Con la sentenza della magistratura federale che ha punito presidente e ds per i conteggi dei punti di forza dei giocatori, il Grazzano, società cui siamo debitori per avere meritatamente scritto in tempi non lontani episodi bellissimi, ha versato una macchiolona d’inchiostro sull’ultima pagina del romanzo popolare. E’ addirittura fantozziana la storiella, anche questa punita, del giocatore residente a Frinco diventato grazzanese ricorrendo all’anagrafe della nonna. Perchè, amici di Grazzano? Forse vi siete dimenticati che questo sport trova una forza vitale, in base ai suoi rituali e ai suoi codici non scritti. Il tambass è stato capace di risorgere dai momenti di crisi e di autoalimentare un mito cui hanno concorso a fianco di tante comparse gente come Adriano Fracchia e Renatino Gerbo, solo per citarne due che ci hanno lasciato prima del tempo. Ma va detto che il sistema dei punteggi è qualcosa di anacronistico, di complicato e di inutile quando i giocatori che fanno la differenza sono poi non più di quattro o cinque. Mi sono fatto spiegare il sistema da dirigenti di squadre diverse. Vedendomi con il sorriso di chi non capisce, mi hanno detto «Tu vieni da un altro mondo, anche noi vorremmo che le cose cambiassero, ma sono state anni fa le stesse società a volere i punteggi all’interno di un regolamento che andrebbe sfoltito». Ai miei tempi, che si fermano all’inizio del 2000, il regolamento stava in uno-due fogli formato A4 e fino a qualche anno prima tutto filava liscio. Dal 1976, data di inizio del torneo, al 1994 il governo del tambass era gestito da tre eccellenti figure per diversi motivi uscite purtoppo di scena: Guido Ravizza di Portacomaro, Enrico Bacchiella di Moncalvo e Adriano Fracchia di Grazzano. Erano i dominus di quello straordinario «Gran Consiglio del tambass» che riuniva due volte l’anno presidenti di società e Pro loco nei ex locali della pretura di Moncalvo. Tre temperamenti diversi, ma con una invidiabile e comune dose di saggezza, risolvevano conflitti, calmavano animosità e facevano funzionare il Torneo come un cronometro. Sullo scranno a tre del pretore sedeva Ravizza, che anni dopo sarebbe stato nominato giudice sportivo. Alla sua destra Fracchia all’altro capo Bacchiella. Da Mantova, Emilio Crosato vigilava un meccanismo quasi perfetto lasciandogli mano libera, a volte in deroga a qualche decisione federale e ringraziava pubblicamente la terna. Dal ’92 in poi le cose sono cambiate, il Gran Consiglio aveva perso i suoi protagonisti e con esso il suo fascino. Iniziò una fase che non mi piaceva più, la sede divenne itinerante, e nel 2000, scattata l’ultima foto per il libro «Campioni di collina» che scrissi con Carlo Cerrato, capii che in quel tambass, almeno per me, qualcosa non tornava più. Il primo amore non si dimentica, vorrei che si lasciassero da parte parole fuori luogo come Campionato Italiano, Coppa Italia, Super Coppa. Il torneo era ed è il «Torneo a muro del Monferrato». Definire Campionato italiano una gara interprovinciale con una sola squadra fuori dall’Astigiano è semplicemente ridicolo. Presidente Facchetti, faccia qualcosa. E se proprio le società pensano che il loro sia un vero Campionato italiano avrei un suggerimento. Una Champions League: tra San Marino, Liechtenstein, Francia, Olanda e Germania qualche muro c’è. Ma allora ci vorrebbe anche la Coppa Intercontinentale con la vincitrice della Coppa Libertadores sudamericana. E per darci il tono giusto, sono disponibili per la finalissima di Campionato del Mondo le tre sedi usate dal calcio: Abu Dhabi, Tokio e magari Dubai. Caro tambass, una volta ti ho amato. Ora non più.



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