L'incredibile torneo a muro del 50esimo nel ricordo di Bruno Bonanate

Paolo Baggio trascinatore del Portacomaro (foto di Cesare Messina)

 Caro Luigi, come tu hai ampiamente e meritoriamente documentato in questi mesi del torneo di tambass a muro (guarda caso proprio nell’edizione del cinquantennale) e’ avvenuto quanto tanti si auguravano, ma pochi (compreso chi scrive) si aspettavano. Fuori dalle finali scudetto il Grazzano campione di Vittorio Fracchia e il Montemagno di Samuel Valle, annunciato da molti come una delle squadre legittime pretendenti al titolo. In un colpo solo sono usciti i due più grandi protagonisti delle ultime stagioni sotto i bastioni. Fracchia e Valle, a cui va comunque e sempre l onore delle armi e la riconoscenza per quanto hanno dato al tamburello tout court (Valle e’ stato un grandissimo anche a campo libero) e al muro (inutile ricordare che cosa rappresenta Vittorio Fracchia per Grazzano e per l intero movimento).

Fuori i grandi e dentro, tra le quattro promosse alle finali, le squadre di tre paesi che hanno conquistato titoli e trofei in serie nella storia di questo torneo: il bellissimo Montechiaro (primo nella fase eliminatoria di fatto per l’incollatura di un “quindici”), il Vignale che ha uno sferisterio e una tradizione senza uguali nel mondo del tambass e del balon e il Portacomaro, di nuovo lì a giocarsi le carte per il titolo, con una squadra presa letteralmente per mano dal suo capitano, Paolo Baggio, che sta vivendo una seconda giovinezza agonistica. Portacomaro e’ la vera grande rivelazione del torneo e ha dimostrato, se mai ve ne fosse bisogno, quanto sia importante, appunto, il concetto di Squadra, con la S maiuscola e nella sua accezione più alta.
Abbiamo lasciato per ultimo il Rocca d’Arazzo, secondo nella regular season, appunto per quel famoso 15 di differenza che ha portato il Montechiaro con il pari casalingo di domenica a chiudere primo la fase eliminatoria.
Rocca d’Arazzo rappresenta una sorta di suggestiva anomalia in questo piccolo mondo antico e moderno insieme del tambass dei bastioni e delle piazze. Da anni insegue quel titolo che darebbe a questo borgo d’ “oltre Tanaro” (come dicono i monferrini che stanno dall’altra parte del fiume, sulle colline tra Monferrato astigiano e casalese) non solo l’agognato scudetto ma anche il riconoscimento che spetta a un popolo di appassionati, caldi e entusiasti come pochi altri. Oltretutto con un tecnico in panchina veramente speciale: Fulvio Natta, che nel tambass ha scritto pagine memorabili . Rocca dal campo breve , accoccolato sulla vetta del paese, che potrebbe ripercorrere o rispolverare  (nel caso di successo) l epopea gaudiosa di quel Grana di inizio Anni ‘80 campione invincibile su quello sferisterio che si raccoglieva tutto nel volgere di poche decine di passi. Tutto torna o può tornare anche nella storia di eventi  sportivi così peculiari, orgogliosamente unici. Ed  e’ significativo che questo (gran finale) di torneo metta di fronte i quarti di nobiltà tamburellistica e le speranze di chi, pur non vincendo, e’ di fatto già entrato con la passione e il calore nello stesso empireo dei grandi. Sarà una bella battaglia per il titolo. Per nulla scontata. Chiunque vinca avrà meritato di essere lì. Sul trono del muro.
Ma in questo momento e’ giusto ricordare anche chi come Azzano e Calliano ha dato tutto e contribuito a rendere avvincente lo spettacolo, come non accadeva da anni.
Con la bella favola dei ragazzi del Calliano, in gran parte di scuola portacomarese, che pur non raccogliendo punti hanno rischiato di mandare a monte proprio  i progetti di finale del Portacomaro, con due partite di rara determinazione. Anche se sfortunate dal punto di vista meramente nunerico del risultato.
L’ esempio del Calliano (e dell’Azzano) dovrebbe anzi servire da stimolo a organizzatori del torneo e Federazione per accelerare l’ingresso in campo di tanti giovani di belle speranze. Più paesi e più ragazzi che si possano cimentare in questa disfida dei paesi, senza badare troppo all’esito delle partite. Semplicemente educati all’arte del bel gioco. Come di certo sarebbe di certo piaciuto, per esempio, a quel grande uomo di sport e di tamburello che e’ stato Bruno Bonanate. Che verrà ricordato nel fine settimana in un memorial dedicato ai giovanissimi e con tanti esperimenti di gioco. Un torneo voluto dal figlio, un certo Beppe Bonanate, che suo padre vide crescere e sbocciare come un fiore di rara bellezza. Bruno non si vantò mai di quel figlio così straordinario. Gli bastava appunto gustarsi le giocate e le esibizioni dei tanti campioni che affollavano quelle arene assolate:  lui era assiduo negli sferisteri, anche a muro, con commenti e giudizi sempre misurati e competenti. Inutile dire che ci manca e manca a questo sport. Sarebbe stato un privilegio averlo ancora oggi a bordo campo, per queste finali a muro e per tutto il tamburello che verrà.

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