Facchetti: "Il tamburello deve rilanciare le sue storiche piazze piemontesi"

una foto a Montaldo Scarampi, una piazza storica da rilanciare

Edoardo Facchetti. Il presidente federale uscente è anche il candidato unico alla guida della Fipt
In questi mesi di fermento e anche polemiche alimentate dall'annuncio, poi smentito dai fatti, di una discesa in campo dell'ex campione di calcio, il veronese Damiano Tommasi comepretendente alla guida della Fipt, lui, Edoardo Facchetti, bresciano doc, presidente uscente della Federtamburtello e ora candidato unico alla successione, ha prefertito restare in silenzio. Pochissime dichiarazioni, sostanzialmente improntate a ricordare il lavoro svolto e a presentare i programmi. Nessuna tentazione di cadere (o scadere) nella bagarre del confronto pre-elettolare. Una questione di stile .
Dunque, Facchetti, riavvolgiamo il nastro. Tommasi che viene «candidato» da un gruppo di sostenitori, ma che dice di essere disposto a guidare la Fipt solo a patto di una «unità di intenti». Cioè tutti insieme, ma con Tommasi presidente e Facchetti vice. Lei e Tommasi che vi parlate. Poi lei che coerentemente tira «diritto» annunciando l'intenzione di ricandidarsi e, alla fine, altrettanto coerentemente, Tommasi che non si presenta. Ma si candida invece al Consiglio federale un gruppo (7) di «tommasiani». E un altro gruppo (10) che corre per la riconferma di Facchetti. Altrochè unione,...
«Guardi io non ho fatto e non faccio polemiche perchè - come ha detto anche il Presidente della Repubblica Mattarella, nel discorso di fine anno - è tempo di costruire. E mi permetto di dire che vale anche per il tamburello...»
Ma lei incontrerà i «dissidenti»?
«Ho incontrato e parlato più volte con Tommasi. Abbiamo cercato invano un punto di incontro. Per questo come ho già detto avrei preferito che lui fosse della partita e si candidasse. Perchè il gioco dei ruoli e delle rispettive "squadre" fosse più chiaro. A questo punto io penso a incontrare società, dirigenti, atleti, tecnici. E' con loro che il responsabile di una Federazione deve parlare, per confrontare idee e programmi».
Al voto a Milano il 13 febbraio sono ammessi i dirigenti di 117 società, in rappresentanza di oltre 6 mila atleti. Di queste, 5-6 società sono in Sicilia, un paio in Campania e una nel Lazio, una decina in Toscana e Marche. Tutto il resto nel Nord Italia. Il Piemonte fa la parte del leone con 27 società tra open (col Cremolino leader in A, due di C, 8 club di D) e il «muro» (con una decina di formazioni). Un «muro» che fa da elemento di traino in questo momento sul territorio.
Lei che cosa intende fare?
«Penso che in Piemonte - come altrove - si debba andare alla riscoperta e al rilancio delle piazze storiche. E il "muro" in questo ragionamento è un valore aggiunto che il Piemonte mette in campo. Ma non ne farei una questione di dualismo, più forte uno e o l'altro. Il muro è, se vogliamo, una splendida "anomalia" tutta piemontese che fa bello il tambass, come lo rendono grande l'open, l'indoor, il tamb beach e via dicendo. Su questo dobbiamo lavorare, ribadisco, per costruire e non per dividere».
Manca circa un mese all'appuntamento col voto. Lei sarà sostenuto da una squadra composta da Andrea Fiorini, Flavio Ubiali, Alessandra De Vincenzi, Gianni Maccario, Benhur Tondini, Roberto Sani, Salvatore Occhipinti. Quota atleti: Roberta Sommaggio e Manuel Festi. Tecnici: Quinto Leonardi. L'altra lista (quella che ha perorato la causa di Tommasi presidente) vede schierati Beppe Bonanate, Giancarlo Marostica, Alfio Ghezzi, Luciano Zerbini, Dario Andreoli e Luigi Bertagna. Candidatura personale quella di Chiara Lombardi in quota atleti, non riconducibile a nessuna lista.
Come la vede?
«Ribadisco quello che ho già detto in premessa. Vorrei che questo mio mandato quadriennale dall'emergenza covid potesse in qualche modo avere un naturale proseguimento per chiudere un cerchio. Tra l'altro in questi mesi siamo riusciti a dare un sostegno tangibile alle società, erogando circa 100 mila euro che per il nostro bilancio sono una cifra più che rispettabile. Quello che conta è ripartire. Sul campo. Oltre le polemiche. Per il bene del tamburello»

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