Giancarlo Marostica: "Rinascita ripartendo dalle piazze storiche"

in foto Giancarlo Marostica premia gli under 12 del Chiusano e Monale (sotto)
 
GIANCARLO MAROSTICA: UNA RINASCITA RIPARTENDO DALLE PIAZZE STORICHE
Giancarlo Marostica classe 1955, ingegnere petrolifero sposato con Carla ha tramandato la passione a Marco mentre Sara predilige il podismo, ha salde  radici a Cremolino paese con cui ha vinto a libero un Tamburello d’oro nel 1977. Nel muro scoperto da Vanni Pesato trova un grande feeling col Montemagno dove rimane alla corte di patron Griffi fino al 1992, vincendo 2 campionati (1989 e 1991).  Quest’anno doveva rimettersi in gioco e fare il supervisore tecnico dei biancorossi. Nei momenti difficili non si tira mai indietro come quando nel 2016 propose un campionato misto muro-libero del Monferrato per contenere i costi e ritrovare il campanilismo. Molto legato all’ambiente grazzanese per trascorsi sportivi ancora attuali con il figlio Marco  nella rosa dello scudetto del 2018, per uscire dall’impasse del caos punteggi in cui era implicato il Grazzano l’anno prima propose un patto tra gentiluomini  con l’unanimità di tutte le società per accettare sportivamente i risultati del campo. Lo scorso anno non si era tirato indietro con un pagellone senza peli sulla lingua sulla finale del muro del 2 agosto in cui il Grazzano si confermò proprio a spese del Montemagno. Ora si è rifatto vivo con una lettera aperta per non rassegnarci ad un lento declino della disciplina recuperando le piazze storiche. Sempre da Montemagno l’attivismo del patron Giulio Griffi che un mese fa aveva proposto una tavola rotonda alla pizzeria “Al tranvai” di Altavilla da Carletto Giolo per ideare il tamburello che verrà cogliendo questa involontaria e sofferta finestra di zero campionati per aprire un confronto con le altre realtà anche assenti del nostro Monferrato.
 
Proposte per il rilancio.
 
Ecco i passi salienti dell’appello dell’autorevole campione.
“L’anno sabbatico imposto dal Covid, se tragico da un lato (e qua voglio solo ricordare l’amico Piero Martinetti), può anche essere l’opportunità per vedere le cose con più distacco, fare il punto in tutta onestà e franchezza sullo stato di salute del tamburello attuale e condividere le nostre idee per il futuro, definendo con maggior chiarezza il ruoli dei vari protagonisti
Penso tutti siano d’accordo sul fatto che il tamburello di oggi non sia che una pallida ombra di quello che fu neanche tanti anni fa: meno giocatori, società, pubblico ed interesse.
Anche sulle cause principali ci sono pochi dubbi: spopolamento dei paesi, moltiplicazione delle spese di gestione, molte altre opportunità di divertimento e sport per giovani.
Dobbiamo quindi rassegnarci ad un lento declino, continuando a fare ciò che stiamo facendo? Personalmente, credo che un gruppo di persone disinteressate ed appassionate possano sempre fare qualcosa ed in alcuni casi cambiare la storia.
Prendiamo il Torneo del Monferrato: nei primi anni ’60 in Piemonte non si giocava più, poi sono arrivati Oscar Bonasso, Adriano Fracchia, Sandro Vigna solo per citare i più noti e c’è stato un Rinascimento. Certo le condizioni al contorno erano diverse, ma ora si devono tagliare le spese non produttive e concentrarsi su pochi obiettivi chiari e condivisi.
Recuperare quindi le piazze storiche, come Ovada, Grillano, Basaluzzo e Rocca d’Arazzo, dove la passione per il tamburello cova ancora sotto la cenere, grazie a pochi, ma buoni, appassionati. Si potrebbe organizzare ad Ovada un nuovo Torneo di Ferragosto con 4 squadre di muro e 4 di libero eventualmente rinforzate da campioni del muro idem a Rocca.
Rivedere la formula attuale dei punteggi, che partita con l’ottima idea di rendere più difficile il dominio delle solite grandi squadre (in realtà una, il Grazzano), nella pratica non ha cambiato nulla (sempre il Grazzano con Fracchia vince), se non costringere le società a cambiare organico tutti gli anni. Proporrei sconti di punteggio ai giocatori under 21 e residenti del paese, per favorire squadre giovani e locali, e ricalcolerei i dosaggi ogni 3 anni, per consentire una pianificazione tecnica e finanziaria a più ampio respiro.
Infine considerare i pro ed i contro di un girone unico piemontese a libero e muro con 10-12 squadre di serie A e 8 di B, con promozioni e retrocessioni. Secondo me, questa formula smuoverebbe le nostre acque ormai stagnanti e consentirebbe il recupero dell’alessandrino, con risparmi notevoli di tempo e denaro per chi ora partecipa a serie A-B di libero e poche spese aggiuntive per le squadre del muro, vista la vicinanza delle province”.

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