Fulvio Natta: quel triennio magico a Moncalvo 1988-1990

Fulvio Natta nel 1990 come Maradona che vinse il Mondiale del 1986 con dei peones facendoli rendere tutti al meglio

Parlando con Enrico Bacchiella della chiusura dell'attività del Moncalvo per il corrente anno il discorso vien presto archiviato in quanto già ben affrontato da Maurizio Sala su "La Stampa" dove riportava i passi salienti del comunicato: «Lo sport non può essere per chi lo pratica, dirige e frequenta un fattore di rischio per la sua salute deve anzi rappresentare sempre un momento di gioia e divertimento. Fattori che oggettivamente non possono esserci nell'immediato. Protocolli sanitari attuativi, che saranno imposti, al fine di valutare la ripresa di allenamenti e delle gare ufficiali, difficilmente potranno essere adempiuti e rispettati da una piccola società come la nostra. Sentiti quindi dirigenti ed atleti tesserati chiudo ora la nostra stagione peraltro mai ufficialmente partita. Questo significa il ritiro delle squadre iscritte in serie A e Torneo dei Borghi. Un ringraziamento verso tutti coloro che ci hanno verbalmente garantito il loro sostegno economico, al Comune che si era adoperato nell'eseguire lavori al muro di appoggio del nostro sferisterio e agli atleti che con alto senso civico hanno condiviso la decisione della società, dopo che avevano aderito ad un progetto sportivo privo di rimborsi spese, se non quello del materiale tecnico. Confido di poter ripartire il prossimo anno con la stessa passione che ci ha sempre contraddistinto».

Si passa presto ad affrontare i temi caldi su cui si dibatte con fervore nei gruppi dei social per i campioni più grandi e le migliori squadre del passato mentre sull'attualità vi è rassegnazione e disincanto con nessun commento sulla ormai inevitabile sospensione della stagione.  Il presidente del Moncalvo ne approfitta per delle considerazioni su Fulvio Natta. "Nelle varie formazioni ideali comparse nei giorni scorsi non ottiene mai la giusta considerazione. L'unico che ne ha compreso il giusto valore è Franco Binello. Il punto più alto della carriera sportiva di Fulvio resta a mio giudizio la vittoria del Moncalvo nel 1990 sul Rocca d'Arazzo a Portacomaro. Su un campo vero, al pari di Castell'Alfero, dove per primeggiare occorrono potenza e doti di fondo. Guardate la composizioni delle formazioni avversarie del Moncalvo per comprendere la grande impresa sportiva portata a termine". Vanno di moda i paragoni con le squadre di calcio dopo che il Montemagno si era immedesimato alla Lazio, entrambi a secco dello scudetto dal 2000. "Il Moncalvo del 1990, con un paragone sopra le righe è equiparabile all'Argentina del 1986, con il suo fuoriclasse, dove tutti gli altri giocano da campioni, sopra ogni aspettativa, trascinati dalla forza del loro capitano. Una squadra costruita da un vero intenditore quale è  Roberto Carni, senza andare alla ricerca di quello che era il numero uno del torneo di quegli anni, ma con la finalità di poterlo battere. Così come erano state quelle 1988 e 1989 approntate insieme a Vanni Pesato sempre alla ricerca di elementi che apportassero novità ed interesse al campionato. Ed i risultati ci furono anche in quei due anni". Erano anni ricordavamo dove si facevano le squadre per buttare giù il re Emilio Medesani. Nel 1988 arrivò il primo titolo del Moncalvo con Fulvio Natta in mezzo, Silvano Aceto (premiato MVP della finale di Calliano contro il Vignale, una maga gli predisse la vittoria narrano le cronache locali) e Sandro Ferrero dietro, Silvio Massirio e Fabio Viotti in prima linea. L'anno dopo l'infortunio di Sandro Ferrero compromise la stagione e vide lo stop in semifinale contro gli altri biancorossi - al loro primo sigillo - il Montemagno di patron Griffi con Giancarlo Marostica (MVP finale), Aldino Carretto, Emilio Medesani, Piero De Luca e Ivano Monzeglio vittoriosi ancora a Calliano con ancora il Vignale finalista. Aldino passa a Moncalvo con Massimo Cussotto e naturalmente il "fromboliere" Fulvio e davanti Corrado Soffientino e Fabio Viotti due macchine da quindici. Il Rocca non riuscì a guastare la festa e la maledizione di un titolo che per passione e competenza della sua gente avrebbe strameritato nella quarantennale storia del torneo con Vittorio Fracchia candidato ad essere l'uomo giusto se non entrava in gioco la malasorte.  Il titolo tornò a Moncalvo e questa primavera si voleva celebrare il trentennale con una festa a sorpresa proprio a casa di Roberto Carni, tutti avevano aderito con entusiasmo ma il virus cambiò presto i piani. Dati alla mano rendono giustizia al bombardiere di Grazzano come giocatore più vincente e valutato di un decennio. Corsi e ricorsi storici il terzo titolo del Moncalvo nel 1997 fu proprio a spese della favorita Montemagno di Natta, Filippo Nobile, Walter Quasso, Andrea Roasio, Ivano Monzeglio e Arturo Morellato sconfitto nella combattutissima finale di Vignale 19-17. Ricordiamo i protagonisti dell'impresa Beppe Tirone (finalmente ruppe l'incantesimo), Alessio Monzeglio, Enrico Spalla, Andrea Prai, Daniele Cestari con ancora Roberto Carni al timone.

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