Balòn e tambass gli sport dell'estate confinati nei cortili

Vittorio Fracchia, capitano del Grazzano tricolore nel torneo di tamburello a muro del Monferrato. Balòn e tambass: due specialità prettamente estive che aspettano di sapere se e quando potranno riprendere l’attività agonistica in questo tormentatissimo 2020

Per ora rinviate le decisioni sulla ripresa dei tornei

FUTURO DI STAGIONE PIU' CHE MAI INCERTO

Fanno un certo effetto le immagini (che circolano ovviamente, rigidamente, solo via "social") di un campione, anzi di un fuoriclasse del balòn come il cinque volte Tricolore Massimo Vacchetto, portacolori dell'Araldica castagnolese scudettata, costretto a palleggiare da solo contro il muro del cortile di casa. Colpi che sembrano «carezze» ovviamente, vista l'esiguità degli spazi in cui è stato costretto a muoversi in queste settimane, in questi mesi, un fenomeno degli sferisteri come Vacchetto. Un'immagine a suo modo emblematica: che se da un lato restituisce il campione ad un'idea quasi fanciullesca del ruolo (chissà quante volte, da bambino Vacchetto avrà ripetuto quel gesto, lanciando il pallone contro un muro, come tanti suoi coetanei che hanno poi smarrito invece per strada il sogno di essere i «numeri uno"), dall'altro rende nella sua cruda efficacia il senso del «nulla» attuale. Perchè la pallapugno, come il «cugino» tamburello (o tambass nella versione a muro) sono insieme al certamente meno popolare (solo in Langa e Monferrato sia chiaro) baseball, gli sport del sole per antonomasia. Ma che sia o possa diventare una molto malinconica estate per questi giochi una volta classicamente contadini, lo ammettono le stesse federazioni, guidate rispettivamente dal monregalese ex ministro alla Famiglia Enrico Costa (balòn) e dal bresciano Edoardo Facchetti (tamburello), reduce tra l'altro da una sofferta guarigione dal coronavirus. Due Federazioni che continuano - giocoforza - a rinviare ogni decisione sull' eventuale ripresa non solo dei tornei, ma mostrano evidenti impacci anche a districarsi nel sempre più impervio dedalo di indicazioni che arrivano dai decreti del Presidente del Consiglio a tutela della salute. I tifosi chiedono a gran voce, anche nelle dirette streaming (ormai diventate un'abitudine anche per i meno «tecnologici») di tornare all'agone e all'agonismo degli sferisteri. E c'è chi ipotizza formule abbreviate, sfide più o meno «secche» per assegnare titoli e medaglie. La realtà è un'altra: se anche solo per un allenamento si richiedono interventi di sanificazioni, palloni o palline da igienizzare continuamente, spogliatoi inaccessibili, guanti, mascherine, medici che devono presenziare e chissà cos'altro, come potrebbe fare un dirigente federale o di una società o anche un sindaco ad assumersi la responsabilità di autorizzare sfide, sia pure a porte chiuse? Certo, una volta si sarebbe giocato e basta, magari in una piazza «presa in prestito» col tacito assenso di tutti, in paese. Adesso arriverebbero i carabinieri. 

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