"Sono in dieta per vincere lo scudetto del Muro"

DAVIDE TIRONE. Il leader del Montechiaro prenota una stagione da protagonista.

Una giocata in recupero di Davide Tirone che colpisce la pallina di sinistro. Alle sue spalle il dirigente Paolo Quilico.

Ho sognato mio padre Beppe. Mi ha detto che è ora adesso di provare a vincere il titolo.

Il Montechiaro potrebbe essere l'avversario più pericoloso. Parola del campione Vittorio Fracchia. L'amico e capitano Davide Tirone ringrazia e restituisce il complimento all'asso aleramico.
Chiunque voglia ambire al successo sa bene che si deve sempre passare da Grazzano. Anche per andare a Vignale si passa di lì, nominando un'altra compagine ambiziosa" ironizza Tirone, 37 anni, da tre stagioni tornato sulla piazza del paese con un unico obiettivo: far vincere la "sua" Montechiaro.
Per riuscirci nella stagione 2020 si è messo anche a dieta. "Da settembre ho perso 20 chili, la cinghia l'ha stretta pure il compagno Manuele Tirico che alla bilancia segna meno 14. Stiamo seguendo tutti una preparazione ferrea, in palestra e nell'alimentazione ed ora i primi colpi sul campo".
C'è una motivazione maggiore?
«Nel mio caso c'è un episodio particolare: un sogno che mi ha fatto scattare qualcosa. Mio padre Beppe forse ha voluto lanciarmi un messaggio che se ambivo davvero a vincere Montechiaro il tempo non era più molto. Massima attenzione a tutti i dettagli, affinché non ci sia più nessun alibi e in campo si veda il miglior Tirone. Pronto a confrontarsi con gli assi, ad armi pari stringendo loro la mano se a 19 arriveranno gli avversari".
Quali i team più attrezzati nella volata tricolore?
«Di favorito vero ne vedo solo uno ed è il Grazzano. Per le altre non posso escludere nessuna a priori. Certamente Montechiaro, Calliano, Vignale, Montemagno e Casa Paletti hanno allestito organici importanti. Ma come non nascondere le difficoltà di andare a giocare a Moncalvo, Castell'Alfero e Portacomaro. Ci sono buoni giocatori su tre campi insidiosi. Alla fine la differenza la farà chi non perderà punti contro le outsider più ancora che gli scontri diretti».
Montechiaro più forte di un anno fa?
«Penso che il valore aggiunto di questa squadra sia rappresentato dal fatto che mai così tanti atleti montechiaresi giochino per il loro paese. Il pubblico non si disperderà e sarà concentrato tutto sulla nostra piazza. Tirico ritorna a casa. Federico Arrobio sarà doppiamente motivato, dopo lo scudetto vinto a Grazzano vorrà far vedere di essere un eccellente giocatore, vincente non solo perché compagno di Fracchia e Marletto. Non dimentichiamo poi Stefano Panzini, uomo utile fuori e dentro il campo».
Nove sorelle per il più bel campionato di sempre.
«Ci fosse stata una decima piazza, penso a Rocca d'Arazzo ad esempio, sarebbe stato il più bel torneo degli ultimi vent'anni. Sia per le concorrenti che per i tanti interpreti di qualità. Ma già così penso che per il pubblico lo spettacolo non verrà meno. E l'interesse che già incontri tra le vie del paese lo conferma».
Ed a proposito di avversari, c'è un Valle in più.
«Sono felice che Samuel abbia fatto questo passo. Ci incrociamo sempre all'Hasta Fisio e ben contento di fornirgli qualche consiglio. L'arrivo di un campione del suo calibro, senza dimenticare Botteon e Briola, dimostra come il muro abbia conquistato la scena del tamburello».
In poco più di dieci anni capovolti i mondi sferistici.
«Nel 2008 ero a Callianetto in serie B e l'open era padrone assoluto. Tante squadre, giocatori ed il muro pareva arrancare. Ora solo sotto i bastioni c'è vero interesse. Il segreto è stato nella passione che non è mai venuta meno pure in anni difficili. Nell'open non è solo mancato un ricambio generazionale negli atleti ma anche nella dirigenza, venuti meno alcuni si sono perse società. Sulle piazze del tambass invece qualcuno ci sarà sempre».
Sport che è parte della comunità.
«Sposo le parole usate in precedenza da Fracchia. Nelle piccole realtà il tamburello è occasione di socialità e per gli ospiti è attrattiva. Per questo motivo perché non lanciare l'idea di una competizione a settembre? Nel periodo di maggior affluenza turistica sulle nostre colline. Nessuna concorrenza al Festival delle Sagre ma uno spunto per far tappa tra Val Rilate, Versa e colline aleramiche».

Novità per la Coppa Italia sotto i bastioni con le finali in programma a Portacomaro

Una stagione a muro che presenta un'importante novità. Infatti se saranno sempre nove le contendenti ed identica formula del campionato (fase regolare e play off per le prime quattro) muterà quella di Coppa Italia. Un cambio di sede, abbandonando il "Beretta" di Tonco, ma anche di regole col ritorno all'originale regolamento e cinque atleti in campo rispetto ai quattro sperimentati nelle ultime edizioni. La competizione traslocherà a Portacomaro, tornando a regalare ai piedi del Torrione di piazza Marconi una competizione di prestigio nel mese di agosto, rispolverando quella che fino a pochi anni fa era il torneo abbinato alla padronale di San Bartolomeo. "Una scelta azzeccata. Premio il ritorno a cinque giocatori, anche se paradossalmente forse proprio a Portacomaro poteva essere congeniale lo schieramento a quattro. Ma giusto dare spazio a tutti i componenti delle rose, evitando di limitarne il numero in campo" il commento di Davide Tirone. 

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