Pallapugno e tamburello: considerazioni e soluzioni sull'annoso problema dei punteggi

Abramo Spinella, preside spezzino in pensione e grande appassionato di sferistica

Seguo da appassionato la pallapugno dove il sistema dei punteggi dei giocatori produce notevoli danni sullo spettacolo e fornisce occasioni di furbizia a non finire. L”errore, o meglio, la stupidaggine del sistema adottato nei due sport più tradizionali del Piemonte, non consiste assolutamente nel principio che tende a riequilibrare, nei limiti del possibile (senza, cioè, penalizzare giocatori di alta classe, inserire in formazioni di serie A giovani ancora inadatti, creare lo stimolo a perdere partite per non caricarsi di punti, ecc.) le forze in campo e rendere più combattute le partite. Tutto questo è moralmente e sportivamente doveroso. L’errore grave e di fondo è il metodo che si usa per creare le classifiche dei giocatori. Nella pallapugno l’errore diviene una grossa bestialità stante la sua caratteristica del diverso valore dei suoi componenti. Nel tamburello presumo che la stupidaggine sia meno evidente. Creare un ranking basandosi sulle vittorie della squadra nel suo complesso comporta distorsioni evidenti ed inaccettabili quali quelli di cui ci si lamenta; se io, già vecchio di 77 anni giocassi da terzino al largo con Massimo Vacchetto (badando, ovviamente, soltanto ad evitare di essere colpito dal pallone) sarei dopo due anni di punteggi, e con Massimo che anche senza di un giocatore è in grado di vincere il campionato, il più forte terzino al muro della serie A di pallapugno! Ridicolo ma non grave. Peggio, molto peggio, è vedere privata la massima serie di pallapugno di ottimi giocatori che decidono di non giocare per un anno “per scaricarsi di punti” o nutrire il sospetto che convenga perdere qualche partita per non sovraccarsi di punteggi negativi. Nei nostri due sport alla vittoria contribuiscono in modo diverso i giocatori a secondo del ruolo ricoperto e, pertanto, il contributo di ciascuno è legato contemporaneamente al ruolo ricoperto ed alla qualità tecnica dimostrata. La prima considerazione impone, quindi, che le classifiche dei giocatori siano suddivise per ciascun ruolo. La seconda considerazione porta alla logica conseguenza che ciascun giocatore sia valutato singolarmente per la propria prestazione e non per quella dell’intera squadra; può giocare malissimo in una partita vinta è benissimo in una partita persa! Cosa fare, allora? Parlerò con più cognizione di causa della mia pallapugno ma credo che il vostro bravo Presidente, così disponibile al dialogo a differenza del nostro che presumo non sappia nulla della pallapugno, saprà adattare quanto dirò al tamburello. Non si vuole lasciare ad una commissione la responsabilità di stabilire le classifiche perché i suoi membri sarebbero sempre sospettati di favoritismi. Ho proposto alla mia Federazione (ovviamente senza ricevere alcuna risposta) di fare quello che ormai si fa dappertutto, nei concorsi cinematografici a quelli letterari o televisivi: delegare in tutto od in parte la valutazione ad un numero adeguato di pubblico che garantirà una valutazione oggettiva, non influenzabile - stante il numero - da interferenze interessate e sarebbe nei grandi numeri - come insegna la statistica - molto più vicino alla realtà di ogni altro sistema. Nel nostro caso basta scegliere in ogni partita un numero discreto di appassionati a cui affidare l’incarico, al termine della partita, di esprimere - ovviamente sui giocatori avversari - un semplice giudizio, facile da esprimere: bravo, sufficiente, insufficiente. Alla fine del campionato, oltre a coinvolgere gli appassionati, le centinaia di valutazioni di persone diverse e senza interessi di parte, fornirebbero alla Federazione un facile computo delle valutazioni in fasce di qualità, tre o quattro, che - opportunamente gestite - consentirebbero di equilibrare nei limiti del possibile le squadre. Perdere partite o non giocare per un anno non servirebbe più. Ci sarebbe un ranking di giocatori di serie A o B che soli sarebbero abilitati a giocare nella serie di pertinenza. Basterebbe garantire minimi di rimborsi spese proporzionali alla posizione in classifica ai giocatori per scoraggiarli dal perdere posizioni in classifica ed essere più appetibile come giocatore con minor monte punti. Si potrebbe retrocedere i giocatori presenti per due anni di seguito nell’ultima fascia di serie A nella prima della serie B e si otterrebbe il lodevole obbiettivo di avere nelle massime serie il massimo di qualità. È un sogno il mio? Per la pallapugno, stante l’attuale pochezza della Federazione, lo è certamente. Per il tamburello spero che queste considerazioni, lunghe ma necessarie, non lo siano!

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