"Il torneo monferrino è un Palio di collina. E i punteggi aiutano"

Riccardo Bonando: "Si è ridata vitalità al campionato"

in foto Federico Arrobio (Grazzano) rivelazione del torneo

Punti ai giocatori e punti di vista dividono il mondo del tambass destando l'interesse anche quando il campo è silente. In attesa di vivere le sfide di Coppa Italia è il sistema dei punteggi a far discutere. A difenderlo è Riccardo Bonando, nella doppia veste di consigliere nazionale Federtamburello e giocatore nella serie A open. «L'errore che si fa in partenza è considerare il tambass come semplice sport - interviene il fondocampista di Villamiroglio - dove c'è agonismo, esuberante, ma non solo. Dobbiamo affiancare la parola tradizione. Il tambass è sedentario, una partita ad Arona come a Cormano non sarebbe compresa. Il muro è come un Palio, vive nelle rughe della terra di questi paesi, è qui da sempre». 

«Parlare di sistema punti in un mondo tanto arcaico quanto semplice come questo risulta quasi stonato. Eppure nei quattro anni in cui si è deciso di adottarlo ha dato notevole slancio. Merito a tutti, anche se inizialmente non è stato facile. Senza, il Grazzano (Fracchia, Caggiano, Biletta) avrebbe vinto per sempre e chi avrebbe seguito un campionato scontato?», si domanda Bonando.
«Molti si stupiscono, che anche col sistema punti, il vincitore risulti sempre lo stesso. Ma è giusto che vinca il più forte e la formazione che abbia più talento. Come in un viaggio in cui il tragitto conta più della meta, si è dato vitalità a un campionato che altrimenti non avrebbe avuto interesse. Senza punti, nessuno avrebbe investito su Monzeglio, Botteon e altri.
I punti permettono alle società non di partecipare ma provare a vincere, questo genera entusiasmo e la voglia di reperire maggiori risorse economiche per esser competitivi», aggiunge il monferrino.
Non tutto è perfetto. «Il sistema ha anche della criticità. Molte delle squadre, pur non vincendo, sono costrette ogni anno a cambiare alcuni giocatori per evitare sforamenti. E' un meccanismo perverso, lo stesso che vede l'Arrobio di turno, carico di punti, non poter difendere il titolo appena conquistato. E' una questione di priorità il comprendere che la salute e la vitalità del torneo è superiore agli interessi dei singoli» il pensiero di Bonando che paragona il tambass ad uno show «se gli spettatori si divertono e sono numerosi vuol dire che l'obiettivo è centrato». Concordi sull'utilità dei punteggi a Grazzano dove parla il presidente Alessandro Redoglia: «hanno livellato il campionato e personalmente sono favorevole. L'abbassamento del monte punti tuttavia potrebbe inficiare sullo spettacolo. A chi richiama il duo Fracchia-Biletta fa solo piacere sapere che la gente si ricordi di una delle coppie di atleti più complete che hanno saputo amalgamarsi su tutti i campi». L'unico ad aver strappato uno scudetto al Grazzano nell'era dei punti è stato l'odiato (sportivamente) Moncalvo. Il presidente Enrico Bacchiella che ammette qualche criticità nel sistema lancia una provocazione: «Abbiamo vinto perchè quell'anno eravamo più forti e chi dice che, consapevoli di questo, a Grazzano non abbiano volutamente errato nei conteggi per autoescludersi dal confronto?».
Quesito senza risposta ma sufficiente a riaccendere la rivalità di un in un campionato che, pur fregiandosi del titolo italiano, è da sempre vissuto tra dieci paesi divisi da pochi chilometri è la vera linfa.

Il sistema per equilibrare le squadre

La polemica riguarda il monte punteggi che ogni squadra non può superare (nella prossima stagione si scenderà da quota 1120 a 1050). Ciascun giocatore ha infatti una valutazione (spesso contestata) espressa in punti e attribuita in base a carriera e risultati

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