Intervista a Mario Bellini (Castellaro)

Mario Bellini, dirigente e tecnico del Castellaro

Concentrarsi sui giovani e farli crescere deve essere l'obiettivo di tutti per il bene del tamburello

Di recente è stato protagonista di un'iniziativa molto interessante in favore dei settori giovanili, ovvero il motore trainante del tamburello e di tutte le discipline sportive. Stiamo parlando di Mario Bellini, dirigente del Castellaro e direttore tecnico della squadra di serie A maschile indoor che ha reso pubblica la sua iniziativa con un post su 13° gioco, uno dei blog di facebook riservato al tamburello, cosi come Tamburellisti pazzi e Quelli che salveranno il gioco del tamburello.

Di cosa si trattava esattamente?

In sintesi, l'idea era quella di sfruttare questo momento di stop dei campionati nazionali, causa Corona Virus per dare la possibilità a qualche giocatore di allenare una squadra del settore giovanile (ragazzi delle categorie giovanissimi e allievi). L'impegno si sarebbe dovuto svolgere due volte alla settimana a Castellaro il martedì e il giovedì nella fascia oraria 17:30 – 19:30, per venire incontro alle esigenze lavorative delle persone. Era previsto anche un rimborso spese.

Mario Bellini ci racconta come è andata la sua iniziativa.

Come è andata fino ad oggi la tua iniziativa? Quante persone hanno risposto? 

E' andata molto male, non mi ha risposto nessun giocatore e devo dire che la cosa mi ha molto deluso. Pensavo ed ero convinto che con l'assenza dell'attività agonistica qualcuno per riavvicinarsi alla terra rossa fosse interessato a quest'iniziativa fatta a sostegno dell'attività giovanile. Purtroppo fino ad oggi non c'è stato nessun riscontro. E' un peccato perché i giovani hanno tanta voglia di giocare, ma se nessuno si prende l'impegno di allenarli non potranno mai migliorare e diventare protagonisti. Sui settori giovanili e la loro crescita dobbiamo tutti fare molto di più.

Eppure su Facebook si trovano spesso discussioni fra gli appassionati di tamburello?

Questo è vero. Il problema è che si parla di questioni di rilevanza secondaria, come la linea dei tre metri, i set, i 13 giochi, i punteggi dei giocatori, tutte cose che non sono cosi importanti per il futuro del tamburello. Se bisogna dare un futuro a questo sport si deve investire sui giovani che hanno tanta voglia di giocare, ma se nessuno li segue, c'è il pericolo concreto che questi lascino il tamburello per dedicarsi ad altri sport. Questo per il movimento sarebbe deleterio, proprio non ce lo possiamo permettere.

Come intendi regolarti?

Aspetto ancora. A giorni dovrei ricevere una risposta da parte di un allenatore di serie A che in passato è stato un grande giocatore. Per il momento non faccio nomi, spero che accetti il mio invito e si metta a disposizione di chi rappresenta il futuro del tamburello.

Tu credi molto nel settore giovanile?

Certo è la materia prima del tamburello e dello sport. Se non ci sono i giovani non si può programmare un futuro. In passato ho svolto quest'esperienza anche a Ponti sul Mincio e Monzambano e devo dire che è andata decisamente bene. Avevo coinvolto 120 ragazzi di sei classi diverse. Ho avuto modo di constatare che il tamburello piace ai giovani e quindi dobbiamo fare molto di più. Questo concetto continuerò a ribadirlo, perché se non si lavora sui giovani il futuro non sarà certo dei migliori.

Eppure società che lavorano sui settori giovanili ci sono, Noarna da anni si conferma società di primissimo livello e lo testimoniano anche i campionati giovanili.

Certo lo confermo e da questo punto di vista devo fare i complimenti alla società trentina e ai suoi dirigenti per l'ottimo lavoro svolto.

Cosa pensi invece dei Campus?

Sono un'ottima iniziativa. Vanno fatti. In questo i trentini hanno fatto bene, Mantova è cresciuta, mentre il Piemonte, splendida realtà tamburellistica è in calo. Con i campus si crea anche un rapporto di amicizia che va oltre il campo perché lo sport non è solo agonismo, competizione e voglia di vincere. Personalmente sarei favorevole anche a dei Campus fatti a livello provinciale e regionale, se poi lo si fa a livello nazionale, coinvolgendo tutte le realtà geografiche, dove si pratica tamburello sarebbe ancora meglio.

Per concludere spero che questo allenatore di cui parlavo in precedenza accetti, ma devo dire che mi aspettavo più interesse e coinvolgimento da parte dei giocatori di serie A. Loro per i risultati raggiunti sicuramente sarebbero in grado di trasmettere la loro passione ai più giovani.

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