Balòn, la lezione di stile del “dt” Ernesto Sacco

Ernesto Sacco (Canalese)

Dopo la sconfitta della «sua» Canalese (quella di Bruno Campagno per interderci) contro il Cuneo di Federico Raviola e la conseguente eliminazione dalla finale scudetto, Ernesto Sacco, al microfono di Fabio Gallina («Lo Sferisterio») ha annunciato che non «sarà più dt della squadra». 

Lo ha fatto secondo lo stile del personaggio: senza acrimonie, nessun proclama, disponibile ma con quella naturale ritrosia a concedersi a microfoni e taccuini che ne hanno contrassegnato le pubbliche apparizioni. Sacco è (forse) uno degli ultimi testimoni/protagonisti del «mondo antico» del balòn. Abituato ai fatti più che alle parole, con una visione nitida di obiettivi e tendenze. Uno che ha sempre avuto a cuore prima di tutto lo spettacolo, l’interesse del balòn, il rispetto per i campioni. Non sappiamo e non vogliamo neppure sindacare quanto di suo (nel senso di responsabilità) ci possa eventualmente essere nella doppia sconfitta in semifinale di Campagno. Non è questo il momento: semplicemente Sacco ha «fatto un passo indietro». Lo «spessore» del personaggio si misura anche in questo gesto. Ed è giusto, adesso, proprio nell’ora dell’uscita di scena (che ci auguriamo ancora sia momentanea) tributargli l’onore delle armi. Di lui abbiamo ammirato la compostezza e lo stile anche in panchina: mai una parola fuori posto, la lealtà con i rivali prima di tutto. Lo scorso anno, durante una delle memorabili sfide di Campagno con Vacchetto, vedendo l’avversario infortunato, fu il primo a concedere il suo «minuto» di time out per offrire una chance eventuale in più di recupero al campione ferito. Lo abbiamo sentito solo una volta richiamare un preparatore avversario che manifestava rumorosamente il tifo per il suo pupillo. «Abbassa la voce, nel balon non si usa» lo aveva bonariamente redarguito. Come tecnico è stato più moderno di tanti altri, magari più giovani. Con lui è stato facile intendersi. E sarà bello rubargli ancora qualche commento, rigorosamente in dialetto. Perchè ci mancherà all’«angolo» di Campagno. Ma il suo patrimonio di umanità non deve andare disperso. 

 

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