Angelo Uva, il palleggiatore gentiluomo

in copertina a Gabiano con Alessio Olivieri, Aldo Marello e Sandro Vigna. Nelle altre foto festeggiato dagli amici nella sua Cerrina e premiato alla 12 Ore di Ovada dal sindaco Paolo Lantero
 
ANGELO UVA, IL PALLEGGIATORE GENTILUOMO

Nessun critico avrebbe scommesso su Angelo Uva di Varengo, classe 1932, come il più grande palleggiatore che il tamburello potesse vantare. Un rimettitore principe con la pallina nera e campo a 100 metri. Arrivò tardi alla ribalta agonistica perché la sua giovinezza non fu diversa da quella di tanti bravi ragazzi degli anni Sessanta. Leggenda narra che girovagasse con il suo camion artigianale lungo le strade del Piemonte fermandosi ai bordi degli sferisteri monferrini che il nuovo boom aveva fatto riscoprire e ripopolare di tifosi. Angelo non  pretendeva troppo: mettersi sotto la riga e colpire qualche palla, tanto da giustificare la sua presenza. Stile di gioco assente su un fisico tozzo con baricentro basso, colpo al salto un vero optional. Madre natura gli aveva dato però  altri doti al posto dello stile approssimativo. Prima di tutto la precisione, tipica di chi dispone di un colpo solo con palla colpita sempre in centro e senso della misura, per cui gli avversari erano costretti continuamente sulla linea di fondo senza alcuna possibilità di offendere nel gioco di rimessa. E poi la costanza e la resistenza fisica, valori assoluti di ogni atleta di rispetto. Mai una goccia di sudore e mai una pallina sprecata, pregi naturali di chi si è guadagnato tutto quello che è riuscito ad ottenere. Aldo “Cerot” Marello lo dipinge così pur consapevole di essere stato protagonista di un incontro che cambiò il loro destino sportivo e non solo legati da un’amicizia indissolubile che dura tuttora. Vite parallele come quelle con i compianti Ercole Quilico, Felice Negro, Pinot Ferrero fino a Egidio Roggero a cui ha presenziato di recente all’ultimo saluto.

Uva esordì nel Cerrina Alta nel campionato del 1968, anno in cui conquistò il titolo monferrino con Ermanno Besso, Carlo Delaude, Angelo Capra e Ottavio Policante. Nel 1969 Angelo approda misteriosamente a Castell’Alfero in una fredda serata d’inverno, chiamato dal patron Sandro Vigna che sta cercando di varare una formazione locale per il campo a libero in ossequio alle nuove e frettolose disposizioni federali. Si ritrova catapultato in un progetto vincente che scriverà la storia del tamburello. Con la Svab vinse altri quattro Tornei del Monferrato: nel ’69 con Armando Pentore, Aldo Marello, Luigi Casalone e Giuseppe Caldera; nel ’70 e nel ’71 con Pentore, Marello, Casalone e Mario Riva; nel ’72 con Casalone, Marello, Riva, Felice Negro e Beppe Conrotto. Ciliegina sulla torta dell’avventura alferese i due titoli italiani vinti nel 1970 e 1972  in seguito approda a Cremolino dove lascia un buon ricordo. E’ un gruppo di amici contraddistinti da una vasta aneddotica e dal saper cogliere il meglio dalla presenza sportiva in anni forse irripetibili.

Per la classe e la flemma del tipico gentleman inglese gli derivò il nomignolo di John. Il carattere non cambiò neppure quando diventato il più grande nel suo ruolo avrebbe potuto guardare tutti dall’alto. Quasi dovesse sdebitarsi con il mondo del tambass fu negli anni un prezioso testimonial facendo una funzione da senatore in molteplici eventi ed accompagnando con consigli la crescita delle nuove leve. L’improvviso accorciamento a 80 metri dei campi dal 1973 gli tarpò le ali perdendo tutti qualcosa come ha ben presente Cerot, un caratterista, un vademecum di arguzie, un compendio di singolarità e di battute piene di buon senso. Dalla vita ha avuto tanto a cominciare dalla famiglia con la moglie Lucia detta Nina fino alla nipotina Alice. Il figlio Alberto ha seguito le sue orme e gioca ancora in serie D con gli amici di Cerrina. Un ambiente assieme a Gabiano in cui è rimasta passione ed Angelo ne sente ora la mancanza per passare qualche ora lieta con gli amici e rompere la quotidianità. Ha da sempre al centro i rapporti umani sia nell’amata montagna di Antey, sia quando ammira il Monferrato con il suo quad spingendosi fino a Cocconato dall’inseparabile Conrotto. 

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