Campagno: “La sconfitta di martedì è responsabilità mia. Il tambass? Si può fare”

Lo stile e la potenza di Bruno Campagno, 28 anni, leader della Canalese, 3 volte scudettato

BRUNO CAMPAGNO . Dopo la sconfitta contro l'Araldica di Poalo Vacchetto. Domenica a Castagnole sfiderà il fratello. "Ogni sfida è dura".

Di lui un dirigente della Canalese Torronalba, martedì sera, durante la sfida (poi persa) contro Paolo Vacchetto, ha detto: «Bruno Campagno non è solo un bellissimo atleta, ma è un esempio per i ragazzi. Un campione legatissimo alla famiglia e ai valori più alti della vita e dello sport». Una descrizione del personaggio che meglio non si potrebbe. Nessuno ha fatto drammi per la sconfitta: sanno tutti che Bruno, anzi «Brun» (come lo chiamano qui con un’espressione dialettale difficile da trascrivere) non tarderà molto a prendersi la rivincita, magari già a cominciare dalla partitissima di domenica sera, a Castagnole Lanze, contro l’altra Araldica, quella del Tricolore in carica Massimo Vacchetto. Sette scudetti in due: quattro l’eterno rivale (l’ultimo conquistato dopo quella straordinaria doppia finale dello scorso anno decisa per due 15 complessivi) e tre Campagno, il ragazzo (anche se ragazzo non è più ormai, con i suoi 28 anni) che viene, a dispetto del cognome, dalla montagna cuneese. 
Bruno, che gara sarà domenica?
«La solita difficile sfida anche se non ritengo sarà decisiva per il titolo. Ma se vinciamo potrebbe darci la tranquillità delle finali scudetto, se perdiamo si rimescola tutto»
In pochissimi avrebbero pronosticato una vostra sconfitta contro Spigno...
«Paolo Vacchetto ha uno squadrone e lui ha giocato molto, molto bene. Noi invece siamo stati inferiori alle attese...»
Lei o la squadra?
«Quando abbiamo vinto a Cuneo la squadra è stata determinante. Qui sono mancato io in primis. Siamo partiti forte, anche per un po’ di fortuna. Poi qualcosa si è spezzato....»
Le fa onore prendersi la responsabilità per il passo falso. Provo a mettergliela così allora: non trova che lei e Massimo Vacchetto siate eccessivamente penalizzati dai punteggi e dalla conseguente formazione delle squadre?
«Guardi, in questo momento le polemiche non servono a nessuno: bisogna dare il massimo e vincere, se possibile. E poi le ripeto , non potrei rimproverare nulla ai miei compagni. Sono ragazzi straordinari che danno tutto per la società e per il team. E per me vale quel vecchio detto...»
Quale?
«Quando non si vince si impara. Noi dobbiamo fare tesoro delle sconfitte che hanno sempre tante motivazioni».
Ad agosto ci saranno anche le finali di Coppa Italia. Che importanza ha questo trofeo?
«I traguardi sono tutti importanti allo stesso modo. La nostra stagione vive intorno a scudetto, Coppa Italia e Supercoppa. Dobbiamo puntare a fare il pieno».
I campioni non si esibiscono più sulle piazze, come una volta...
«Il calendario è pieno di gare ufficiali. Difficile fare degli extra, per non dire impossibile. Noi andiamo dove ci dicono»». 
Lei era a vedere la finale a muro di tambass a Montemagno tra Moncalvo e Grazzano. Che idea si è fatto di questo gioco?
«E’ stato molto bello: c’erano la coreografia della gente, il pathos della rivalità, il muro di appoggio come da noi. E poi avevo già provato a dare qualche colpo a tamburello con Alessio Monzeglio» 
Con quali risultati?
«Direi che me la cavo: gioco anche a tennis, d’inverno e il tamburello m’intriga per la velocità del gioco, anche se chi sta in campo corre meno che da noi. Si può fare...».
Chi vince lo scudetto del balòn?
«Raviola o Massimo Vacchetto»
E lei?
Sorride «Proverò a fermarli. Nessuno è imbattibile»

 

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