Domenico Marocchino, il campione testimonial del Monferrato

Dai fasti con la Juve al tifo per il Grazzano di tambass

«Io, vercellese delle risaie, tra queste colline del Monferrato sto bene. Anzi, qui mi sento in pace». Domenico Marocchino è ormai un ospite fisso tra Grazzano e Viarigi. L’ex campione della Juventus, 60 anni compiuti a maggio, si stupisce che gli altri si stupiscano vedendolo dialogare con i grazzanesi «come uno di loro». Piero Monti, l’ex sindaco tamburellista, rivela: «Viene sempre alle partite del tambass, fa il tifo con noi». E Rosaria Lunghi, l’attivissimo «primo cittadino» attuale, conferma con un sorriso: «Per noi è un onore e un piacere averlo ospite in paese. Significa che qui si sta bene». L’ultima apparizione di Marocchino a Grazzano è di qualche sera fa, ad una serata enogastronomica al ristorante «Il Bagatto» organizzata dall’associazione «Barbera&Barbere» guidata da Beppe Giordano.

Marocchino, lei a Grazzano è ormai di casa...
«Non solo qui, ad essere sincero: anche a Viarigi (vado spesso al ristorante «Roma»), a Vignale («Universo») o a Sala. Il Monferrato è ormai parte di me: vivo a Casale, sbircio le colline e quando posso scappo».

Lei è stato un grande talento del calcio. Carlo Vittori, allenatore del mitico Pietro Mennea, disse che lei sarebbe stato anche un eccellente quattrocentista...
«Mi ricordo e mi lusingò quella definizione. Ma avessi dovuto fare i 400 sarei morto prima.....erano già lunghi i 100, anzi le accelerazioni che dovevo fare in campo...»

Lei fa il commentatore tv, ma ha anche allenato l’Asti per un breve periodo....
«Fu poco più di un’apparizione. Diciamo che il calcio fa parte del mio passato. Ho cominciato a Casale e finito a Casale: forse è per questo che mi piace così tanto il Monferrato. Ma è un amore che arriva da lontano.....»

E cioè?
«In famiglia leggevamo la Stampa e la Gazzetta del Popolo, che per prima portò nelle case dei piemontesi le cronache locali. Fu così che imparai a conoscere il territorio e ad appassionarmi agli sport locali: il tamburello, la pallapugno con le sfide mitiche tra Bertola e Berruti, le bocce di quel fenomeno che fu Granaglia. Leggevo e pensavo: “Un giorno, quando non giocherà più, voglio conoscere meglio quelle terre, quella gente. Ed eccomi qui».

Non si porta mai dietro «colleghi» famosi?
«Nel mondo del calcio ho mantenuto legami stretti con amici veri, come Paolo Rossi, Tavola. Bettega (che ha anche una casa nel Casalese, ma non dirò mai dove...), Evaristo Beccalossi. Con loro parliamo di football ma anche di vini, buona cucina, ricordi. Giriamo, degustiamo,...Sa che cosa cantava il grande Leo Ferrè?

Che cosa?
«Con il tempo tutto se ne va. Ecco perchè forse mi piacciono questi paesaggi, queste colline, ogni tanto accarezzate dalle nebbie, solcate da una vena di malinconia, silenziose e ammalianti. Sono le specchio della nostra vita. del nostro tempo che fugge in fretta, dall’alba al tramonto, tra vigne e campi».

Potrebbero davvero nominarla «ambasciatore di questi territori»...
«Molti altri più di me potrebbero fregiarsi di questo titolo onorifico. battute a parte credo che la cosa più importante sia il fatto di essere riconosciuto dalla gente di questi paesi come uno di loro, non come uno che è o è stato famoso per via di un pallone. Noi siamo figli di un’altra epoca e questa, nel Monferrato, è ancora la dimensione giusta per quelli come me». 

Talento. Domenico Marocchino è in foto al «Bagatto» con gli ospiti della serata organizzata da«Barbera&Barbere»

2 scudetti. Con la Juventus (1981-82) e una Coppa Italia

1 Azzurro. Una sola presenza in Nazionale: Italia-Lussemburgo 1-0 (5/12/ 1981)

131 presenze In serie A con 11 reti segnate e 104 presenze in B e 6 gol all’attivo

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