Dossier: Torino lo sport e il coronavirus

Lo slalom dei club per non chiudere. Attività di squadra penalizzate: il calcio perde 5 mila ragazzi, azzerato il minibasket
PAOLO ACCOSSATO DOMENICO LATAGLIATA No, non è proprio tutto come prima. Lo sport torinese è ripartito ma i numeri dicono che il Covid ha colpito duro, soprattutto nelle discipline trainanti. Se ne sono accorte le principali Federazioni degli sport di squadra che hanno visto diminuire in alcuni casi anche in maniera drastica i propri iscritti. Così i presidenti di calcio, basket e volley hanno incontrato l’assessore allo Sport Fabrizio Ricca lamentando la rinuncia agli incassi da parte delle società, l’impossibilità dei genitori di poter assistere alle gare dei figli e la difficoltà nell’ottenere la concessione delle palestre per l’attività. Ricca ha sottolineato che la Regione non chiederà ulteriori restrizioni ma non sarà possibile prevedere aperture maggiori perché con il nuovo Dpcm le Regioni non possono alleggerire le disposizioni di sicurezza. E così alle Federazioni che l’anno scorso contavano oltre 200.000 tesserati non resta che valutare l’opportunità di adottare soluzioni anche straordinarie a tutela dei movimenti sportivi.
Calcio, i timori dei genitori
Nel calcio dilettantistico giovanile la ripresa ha registrato qualche erosione dei numeri, soprattutto dai 6 agli 11 anni, quelli della Scuola Calcio: le iscrizioni 2019 erano 23.661, oggi si è a quota 18.495. La difficoltà per i club arriva dai rigorosi protocolli di sanificazione e dalle porte chiuse con la paura di molti genitori che l’eventuale nuovo blocco dei campionati possa portare ad una perdita dell’iscrizione. I problemi crescono in quartieri più popolari: al Barcanova alcune famiglie che non avevano la possibilità di pagare la stagione sono state aiutate dalla società. Così una ventina di sodalizi hanno deciso di forzare la mano e già in questo week-end hanno aperto le porte ai genitori e ai tifosi.
Basket e volley in difficoltà
Più difficile la situazione del minibasket dove il problema risulta essere il reperimento delle palestre: le scuole di riferimento della Crocetta non sono ancora attive, il Cus ha impianti di proprietà più l’assegnazione degli spazi di Castello di Mirafiori e Sebastopoli ma ancora non sa da quando potrà entrarci. La 5Pari aspetta l’apertura delle palestre scolastiche, mentre l’Alfieri è ripartito dopo avere faticato a ottenere i consueti spazi. Il Kolbe ad oggi si è allenato all’aperto mentre la Pms, grazie alla gestione diretta del Palaburgo a San Mauro e dell’Einaudi a Moncalieri, ha fatto allenare le squadre senza particolari problemi. I tesserati del minibasket sono crollati: da 4.500 a 100 circa oggi. Nella pallavolo più della metà delle palestre non è utilizzabile e questo significa dall’Under 19 in giù 3.500 circa tesserati in meno (nel 2019, 6.987 iscritti, oggi sono 3.490).
Tennis in controtendenza
Certificato dal Politecnico come lo sport più sicuro, il tennis sta registrando un incremento all’avvio dei corsi invernali: «Lo scorso anno fra Torino e provincia abbiamo avuto 3.160 allievi iscritti alle scuole tennis, adesso si registra un aumento di circa il 25% - afferma Pierangelo Frigerio, consigliere Nazionale Federtennis – in quanto molti nuovi adepti arrivano dagli sport di contatto».
La situazione in vasca
«La ripartenza è lenta per i corsi collettivi - spiega Paolo De March, gestore dell’Aquatica - mentre la vasca per i bimbi fino ai tre anni si sta ripopolando. C’è ancora un po’ di timore per le attività dai 6 anni in avanti».
 
Il caso. Il fascino del ghiaccio È sold out alla Massari
 
Una piscina, tre palestre, il palaghiaccio, un'area gioco, una ludoteca, sale riunioni e laboratori, è il centro polisportivo Massari di Borgo Vittoria, gestito da Sport di borgata Uisp. Pur nel rispetto delle norme di sicurezza, con il 60% della capienza totale, il vero boom di richieste è stato per gli sport del ghiaccio. «Abbiamo ripreso le attività il 3 ottobre e ricevuto subito un enorme riscontro - spiega Niccolò Costantino, responsabile del ghiaccio -. Ad iniziare dai più piccoli della fascia 4/6 anni, a cui abbiamo riservato il sabato mattina e che accettano l'uso della mascherina come un gioco, complice il freddo. Anche i corsi riservati ai ragazzini in età scolare sono frequentatissimi e il rapporto è di un istruttore ogni 8 bimbi». Le famiglie meno ansiose sono quelle straniere, in particolare dei paesi dell'Est «Fanno magari fatica a pagare la quota - racconta Simonetta Provera, una delle referenti sportive - ma il loro concetto è che lo sport va di pari passo con la scuola. I figli fanno spesso due sport».
 
"I campionati giovanili senza spazi scolastici non partiranno mai. Mancano 8 mila iscritti"
 
Oscar Serra
«La situazione è pesantissima, in queste condizioni non siamo in grado di far partire i campionati giovanili». A lanciare il grido d'allarme è il presidente della Federvolley piemontese, Ezio Ferro che da settimane discute con istituti scolastici ed enti locali perché le sue società possano tornare a usufruire delle palestre. La pallavolo è tra le discipline più praticate a Torino e nella sua area metropolitana dove conta 86 società, ma l'inizio della stagione sportiva, con tutte le sue criticità, ha di fatto dimezzato i suoi iscritti.
Ezio Ferro, cosa sta succedendo?
«Succede che a oggi il 60 per cento delle palestre scolastiche è off limits e molti club non sono riusciti a far partire l'attività sportiva. Così rischiamo di perdere centinaia di ragazzi».
È un problema di sicurezza?
«Guardi, funziona così: ogni scuola può utilizzare le proprie palestre durante l'attività curricolare; al di fuori di quella la struttura rientra in possesso del proprietario (quasi sempre il Comune) che la può assegnare ad associazioni e società sportive».
Dunque, i presidi non vi danno le chiavi delle strutture e i Comuni non fanno nulla per imporsi. È così?
«Spesso la dinamica è questa».
È un problema di sicurezza?
«Certo che no. Per gli allenamenti, la Federvolley ha predisposto protocolli igienico-sanitari rigorosissimi, quindi non c'è motivo per continuare a tenere i nostri atleti fuori».
E allora perché succede questo?
«Non lo so. Certo i protocolli non valgono solo per noi e le norme stabiliscono che gli spazi utilizzati devono essere sanificati dall'istituto scolastico prima di consegnarli alle società. Questo ha un costo e forse non tutti hanno la possibilità di sostenerlo o la voglia di assumersi questa responsabilità».
Qual è la conseguenza di questa impasse?
«Sportivamente drammatica. A oggi abbiamo meno di 8mila iscritti in provincia di Torino che sono la metà di quelli che avevamo l'anno scorso. I club non hanno spazi per allenarsi e quindi non tesserano gli atleti, che a loro volta restano a casa non potendo disputare allenamenti o partite».
I campionati partiranno?
«Quelli di serie C e D sì. Tutti quelli giovanili non so se e quando riusciremo a farli partire, con il rischio che tutta quell'attività venga azzerata». 
 
Giuseppe Fiore. Il presidente del Rapid: "Non ci sono più incassi E molte famiglie per problemi economici non tesserano più i figli"
"Le tribune vuote e il divieto ai genitori di stare sugli spalti ci stanno massacrando"
 
Più che le strutture mancanti nel pallone di settore giovanile potè la paura. Del covid, dell'ignoto, di iniziare un campionato e magari non finirlo. Che il mondo del pallone giovanile sia cambiato è evidente, ad esempio dalle attese dei genitori fuori dai campi durante le partite dei loro figli perché le porte chiuse impediscono loro l'accesso. Molti sodalizi ce la fanno, altri resistono, altri ancora faticano non poco perché la crisi si fa sentire e le iscrizioni arrivano con il contagocce.
Mal comune non è mezzo gaudio, fino ad ora l'italica passione per il pallone ci ha messo una pezza ma alcune crepe iniziano ad intravedersi, soprattutto nelle categorie dei più piccoli. Se in alcune società (Alpignano, Cit Tirin, Cenisia, Nichelino Hesperia, Borgaro) le perdite sono scarse o comunque contenute.
Delicata appare la situazione al Santa Rita o al Rapid di via Osoppo, dove il presidente Giuseppe Fiore lamenta una diminuzione quasi del 50% con la sparizione della categoria ad esempio dei 2009. «Tra un po' – denuncia – potremmo essere in mezzo ad una strada. Il Comune chiede il canone della locazione dell'impianto mentre i campionati si svolgono a porte chiuse senza introiti. Come si può impedire ai genitori all'aperto e con mascherina di vedere giocare il proprio bambino?».
Il settore giovanile non è la serie A, le tribune non sono mai colme e permettono il distanziamento. Tuttavia in casa e pure in trasferta i papà e le mamme non possono entrare. «I genitori accompagnano ma poi restano fuori dai cancelli. Così alcuni fanno scelte diverse e scelgono altri modi di fare sport per i propri figli».
C'è poi anche il discorso economico: «I protocolli anti Covid andranno bene per la serie A ma sono onerosi: i dirigenti sono volontari che fanno i salti mortali per conciliare tutti gli impegni e dare un futuro ai loro club, ma le ricadute sulle società sono tremende. In alcuni casi non potendo garantire la sicurezza negli spogliatoi tra una categoria e l'altra, vietiamo di fare la doccia: per ora non ci sono problemi, ma quando arriverà l'inverno?».
A tutto questo si aggiunge il costo extra delle sanificazioni degli spazi comuni. «Le sanificazioni e la gestione degli spogliatoi hanno dei costi che non sono pareggiati dalla diminuzione delle iscrizioni e dall'assenza di pubblico. Per la serie A magari non sarà un problema, ma per noi la perdita degli incassi è un danno tremendo»

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