Rocchetta Palafea stasera festeggia i 70 anni di Berruti

Alle 20,30 nel salone Pro loco con docu-film sul campione

Attesi il presidente Costa, Bertola, Vacchetto. Campagno

Massimo Berruti, grande campione di pallapugno, ha compiuto da poco 70 anni. Il Comune di Rocchetta Palafea, dove è nato, lo festeggerà stasera, alle 20,30, nel Salone della Pro loco: tutto il paese si stringerà al concittadino più illustre (anche se ora abita a Canelli). “E’ il nostro figlio più famoso e vogliamo fargli sentire tutto il nostro calore e il nostro affetto» sottolinea il sindaco, Giuseppe Gallo che ha organizzato l’evento sponsorizzato dalle Cantine Capetta «Duchessa Lia») di Santo Stefano Belbo.

Nessuno vorrà mancare: particolarmente attesi i suoi compagni di squadra e, fra gli avversari, quel Felice Bertola senza il quale una festa in onore di Berruti risulterebbe monca. Annunciata la presenza del presidente federale della Fipap, Enrico Costa e dei due grandi rivali di oggi, Massimo Vacchetto (campione d’Italia in carica) e Bruno Campagno.
«Berrutino» (così lo hanno sempre chiamato tutti) è nato il 16 marzo 1948. Era il figlio del maestro elementare e incominciò subito, sotto la guida del padre, a colpire la palla con il pugno secondo la tradizione di queste terre. Quel ragazzo lungo e smilzo sarebbe diventato uno dei più grandi campioni degli sferisteri. Ha vinto 6 scudetti, ma se ne sarebbe aggiudicati molti di più se non avesse incontrato sulla sua strada un campionissimo come Felice Bertola che di titoli ne ha vinti 12 e che con lui ha dato vita ad una stagione irripetibile della pallapugno. Berruti ha vinto il titolo italiano nel ’73, ’74, ’76, ’78, ’80, ’81. Nell’albo d’oro del balon dal 1965 al 1981, a parte l’«intruso» Feliciano nel 1968, ci sono solo i nomi di Bertola e Berruti. 

Tecnica sopraffina
Giocatore elegante, dotato di un tecnica sopraffina, non sfigurava nei confronti del grande Bertola neppure sul piano della potenza pura (si era irrobustito molto rispetto all’inizio della carriera). La diarchia Bertola-Berruti ha riempito gli sferisteri, le pagine dei giornali, le chiacchiere dei bar: ancora oggi certi incontri vengono rivissuti e raccontati con gli occhi lucidi da chi era presente. Berruti ha anche temuto di perdere la sua partita più importante quando ne1 1977, a Cervere, durante un’amichevole, venne colpito da una trombosi ad un braccio. Il primo medico che lo visitò gli disse, con scarso tatto, che stava per morire; invece si salvò, ma rischiò l’amputazione del braccio destro. Persona di grande intelligenza e cultura, Massimo ha assecondato la sua vocazione artistica, diventando un affermato pittore, con molteplici esperienze in svariati campi, dalla pittura con aerografo alle sculture con il vetro. Iniziati gli studi di ragioneria, li interruppe per passare al Liceo artistico di Cuneo, quando già giocava in serie A. «I miei non mi ostacolarono - ricorda -, ma vollero che non perdessi anni scolastici; feci due anni in due mesi per presentarmi in terza. Mi costò tanti sacrifici e ci persi la vista (Massimo giocava con gli occhiali e questo contribuiva a dargli quell’aria da intellettuale che ne alimentava il carisma, ndr). Quell’anno disputai 120 incontri. Tanta fatica, ma facevo due cose che avevo dentro». Ha esposto le sue opere in sedi prestigiose come Venezia , New York, Parigi, Berlino, Montecarlo. Durante la serata verrà proiettato un docu-film realizzato da Andrea Icardi, giovane e talentuoso video maker santostefanese, che, con immagini rare e suggestive, ripercorrerà la carriera del mito.  

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