La sfida alla pantalera in piazza a Bosia, il paese degli “ancalau”

In occasione della festa patronale riproposta una delle tradizioni di Langa con ragazzi, famiglie, tifosi e glorie della pallapugno

Ci sono parole piemontesi intraducibili in italiano, una di queste è «’ncalau» o «ancalau», colui che osa, che supera la timidezza. E si racconta che Mele Nimot, nella sua bottega a Bosia, vendesse per due soldi un pacchetto «d’ncala», l’aria che faceva superare la timidezza. Su questa leggenda il sindaco Ettore Secco, con l’ausilio di Oscar Farinetti e del pubblicitario bosiese Silvio Saffirio, ha costruito la fama di Bosia paese degli «ancalau», istituendo anche un premio annuale a chi osa di più.

Gli antichi bosiesi cominciarono a osare su queste colline in epoca preromana, poi nel Medioevo e ancor più dopo la frana del 1679, che distrusse il paese nell’attuale frazione Rutte. Lo ricostruirono in alto, con la chiesa dedicata al patrono San Nazario, del quale ricorre la festa. Culminata domenica con una grande sfida al balon alla pantalera.

Si gioca sulla piazza dove s’affaccia il municipio, al fondo il palazzo Trinchieri, su un lato la casa di Candida, che ha speso 50.000 euro per rinnovare il tetto (sicuramente qualche pallonata finirà su quelle tegole, magari di suo figlio Stefano, battitore della squadra di casa, dopo 25 anni in serie A). Perché quando si gioca nelle piazze il balon può colpire ovunque, muri, balconi, finestre, tetti, ma resta sempre in gioco, come la pallina di un flipper, più che un ufo volante lanciato dai pugni dei fratelli Vacchetto, di Parussa, Raviola & C. E così conviene chiudere le persiane e ritirare i vasi di fiori, come domenica pure sull’altro lato della piazza, dove i numeri civici fanno un po’ di confusione. Al «3» c’era la bottega di Mele, poi passata ai parenti Nimot, Franco e Vittorio, famiglia di appassionati «baloner»: ancora l’anno scorso Filippo giocava a San Benedetto.

Alle 15, inizia una sfida tra ragazzi «promozionali», tutti con le maglie della squadra Alta Langa allenata da Stefano Dogliotti. Lorenzo, Alessandro, Diego, Gregorio, Giacomo e gli altri giovani atleti arrivano accompagnati dai genitori e sul campo mostrano alcuni colpi che lasciano intuire un futuro. Moderni «ancalau», in quest’antica disciplina per niente televisiva, ancora meno sui social, però coltivata nei settori giovanili delle società e nelle scuole dell’Istituto comprensivo Alta Langa, diretto dal cortemiliese Bruno Bruna. «La pallapugno fa parte del nostro programma scolastico - dice il professor Bruna -, anche in inverno in palestra. I nostri ragazzi con gli insegnanti Barbero e Cerrato propongono il balon anche ai loro coetanei all’estero, negli scambi del progetto Erasmus». L’anno scorso in Normandia, prima ancora in Portogallo e Finlandia. L’attività delle scuole della zona entra altresì nel progetto «Cà Nòstra» che l’«ancalau» Comune di Bosia, insieme a Cravanzana, Feisoglio, Borgomale e Niella Belbo, ha proposto alla Fondazione Crc, che gliel’ha finanziato.

In arrivo dal bar di Noemi, giungono in piazza i bosiesi di oggi e di un tempo, altri dai paesi della valle del Belbo, «incassato e nascosto alla vista da una macchia di impenetrabile vegetazione», come scrive il cantore «ancalau» di quelle colline, Beppe Fenoglio. Prendono posto mostri sacri del balon come Bertola, Berruti e Balocco, Franco Scavino, Ercole Fontanone, il presidente della Pantalera Franco Drocco, Franco Fenoglio e Noemi Minetti, che riprendono la pubblicazione del mensile «TuttoPallone». Francesco Farinetti ricorda quando nonno Paolo traversava alle partite e papà Oscar giocava a Mango, Gaia Saffirio indica la dozzina di murali dipinti qua e là da Silver Veglia, l’ultimo dedicato a Carlin Petrini.

Arbitra il sindaco Ettore Secco, ex giocatore e arbitro, segnacacce Sara Laratore, che lavora nella cernita di nocciole e vorrebbe iniziare a giocare al balon, come papà Daniele e suo fratello Andrea, in campo uno contro l’altro, discendenti dalla calabrese nonna e mamma Rosa. Con la maglia «Bosia» il «campau» Sandro Rizzo, al ricaccio Stefano Nimot, terzini Roberto Badellino e Andrea Laratore. In rosso e la scritta «I am ancalau» il «campau» fantasioso Luca Scavino, Davide Vola, Luca Francone, Daniele Laratore.

Balon che rimbalza sui tetti e contro muri e persiane di municipio e case limitrofe, senza mai colpire le persone, in particolare le gemelline Kay e West di 7 mesi, in braccio al papà Andrea, né la futura mamma Chiara, carabiniera in dolce attesa di Ettore (hanno già scelto il nome), figlio del fidanzato Davide, che sta ricacciando per gli ospiti. I quali tengono botta fino a 5 giochi, quando gli altri arrivano a 7 e vincono la partita.

«Abbiamo sempre avuto una squadra competitiva alla pantalera qui a Bosia - dice il sindaco Secco -, vincendo per anni il campionato di serie A, ma perdendo l’anno scorso contro Niella Belbo». La quale è in testa pure quest’anno, più «ancalau» dei bosiesi, i quali però non demordono.

 

 

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